Antropologia e web marketing. Le rappresentazioni culturali delle Mamme 2.0 : consumo, identità e resistenza

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Giovanna2.0Chi sono le Mamme 2.0? Abbiamo cercato di scoprirlo oggi alla Social Media Week presentando la ricerca che dà il titolo a questo post e che potete scaricare qui. Le Mamme 2.0 sono giovani mamme “iperconnesse” che riversano sulla Rete una enorme flusso di informazioni e conoscenze legate a brand e prodotti per l’infanzia e alla maternità in generale. Ciò, di conseguenza, fa delle Mamme 2.0 un target strategico per ogni webmarketer.

Ma ancor prima di essere un target, le Mamme 2.0 sono una web tribe, ovvero un soggetto collettivo dotato di una peculiare cultura di riferimento. Tale condizione ci permette di considerare, allora, la web tribe delle Mamme 2.0 non come una passiva miniera di insight commerciali ma come un’attiva entità sociale di produzione culturale. Ed è precisamente tale consapevolezza antropologica a costituirsi come la vera arma strategica del webmarketer tribale il quale, più che al marketing (fare mercato) è interessato al societing (‘fare società’).

Ma a che tipo di società le Mamme 2.0 ci introducono? Attraverso una pletora di rappresentazioni e narrazioni di sé articolate attorno alle loro conversazioni sui brand ed i prodotti per l’infanzia, le Mamme 2.0 ci rendono partecipi di una società resistente. Ovvero di una società online che, grazie al supporto telematico dei social media, ingaggia una fervida attività di produzione culturale di tipo decostruzionista. Da un lato infatti la web tribe delle Mamme 2.0 si dedica ad un “attivismo simbolico” volto a smantellare vecchi e nuovi stereotipi sulla maternità. Dall’altro ingaggia una “lotta politica” contro un sapere/potere esperto (medici, parenti, amici, ecc…) che, in materia di maternità, tende a sovrapporre la propria parola a quella delle vere esperte: le mamme. Perciò, in questo senso, la resistenza delle Mamme 2.0 è volta alla riappropriazione del diritto di parola all’interno di un campo discorsivo da cui vengono spesso esautorate: quello della maternità e, dunque, del proprio Sé.

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  • Pingback: Per mamme 2.0: una tribù web e il corpo dilaniato «()

  • Flavia Rubino

    Ciao Alessandro. Le mie considerazioni, spero un po’ meglio articolate di quelle che ho fatto oggi in sede di presentazione, sono qui. http://www.veremamme.it/mamamablog/2011/2/8/mamme-20-e-ci-risiamo.html?SSScrollPosition=108
    Mi auguro che il lavoro di ricerca continui….

  • Ciao Alessandro. Molto interessante la mattinata, soprattutto per l’effervescenza di chi ha partecipato. Quoto le considerazioni di Flavia, ma mi permetto di “spezzare una lancia” a favore di quanto condiviso questa mattina: molto probabilmente l’utilizzo del termine “tribù” (in senso postmoderno) poco attiene all’ESSERE Mamma. Diventare madre/padre presuppone una scelta di campo forte, consapevole. Per la Donna questo è ancor più vero. Affermo che l’utilizzo del termine tribù per le Mamme è improprio perchè, contrariamente ai ruoli che ognuno di noi sceglie di assumere durante il giorno (non siamo mai lo stessa target), una Madre lo è sempre. Non ricordo chi, ma qualcuno disse “quando Dio ebbe terminato il suo Creato, si accorse immediatamente che non poteva essere presente ovunque. Per questo creò le Madri”.

    Relativamente all’approccio etnografico, invece, il convegno – almeno per me – ci ha fornito un quadro abbastanza chiaro dei presupposti. Qui il mio contributo. http://www.drwho.it/2011/02/08/etnografia-digitale-ovvero-antropologia-e-web-marketing/

  • scusate io sono un mamma blogger e conosco e chiacchiero quotidianamente con altre mamme blogger e mai e poi mai i nostri discorsi si incentrano sui brand dei prodotti per l’infanzia, non siamo madri che acquistano compulsivamente prodotti per l’infanzia e non denigriamo i nostri mariti…semplcemente cerchiamo di parlare di cosa significhi oggi essere mamme, dei problemi., delle difficoltà che si incontrano, di quanto sia cambiato il ruolo della mamma nel corso del tempo e di quanto alle volte sia divertente e tressante la propria vita! non denigriamo i nostri mariti e non li rinchiudiamo in categorie specifiche quali quelle da voi descritte..ma prima di scrivere questo saggio qualcuno di voi si è andato a leggere qualche blog?! No, perchè leggendo qui non sembra proprio? Avete parlato con qualche mamma blogger? Avete fatto intervenire qualcuna di loro alla vostra conferenza?

  • Alessandro, intanto che proseguiamo la nostra conversazione su veremamme.it, ti segnalo anche questo contributo, non so se l’hai visto. saluti, F http://pontitibetani.wordpress.com/2011/02/09/corpi-arene-simboliche-e-mamme-ancora-2-0-adesso-decostruiamo-noi/#comments

  • alex

    Bellissimo il riferimento alle TAZ di Hakim Bey, sicuramente una categoria che va approfondita. Al di là del gioco di forza di chi ha torto o ragione, una dialettica dalla quale inviterei tutti a venire fuori, credo che l’invito che ci arriva dalla contemporaneità vada in altra direzione. In questo sito non troverete mai nessuna verità, ma degli spunti di ricerca che non attendono altro che essere confutati, migliorati, costruiti, decostruiti… e per questo ringraziamo tutti quelli che, senza nessuna idelogia da difendere, ci stanno dando una mano. Grazie davvero

  • Alessandro Caliandro

    grazie della segnalazione Flavia
    è molto interessante : )

  • Pingback: L’ammutinamento dei papà 1.0 | Pubblico Delirio()

  • Ciao,
    interessantissimo post e argomento.
    Vi ho citati in un incontro con i genitori relativo ai Social Network, relazioni e figli digitali.
    Le slide le trovate qui
    http://www.slideshare.net/stequad/comunicare-nellera-di-facebook-7099977
    o qui:
    http://buzzabuglio.wordpress.com/2011/03/01/comunicare-nellera-di-facebook/

    Grazie mille per gli spunti!

    Ste

  • Alessandro Caliandro

    Grazie a te Stequad

  • Io credo che il mondo delle web tribù come quello delle mamme 2.0 sia proprio uno di quegli ambienti di vita che i brand dovrebbero monitorare per identificare quali sono le convinzioni dei loro target di riferimento rispetto al brand o al prodotto, per potere poi influenzare gli scenari che si vengono a determinare. Sicuramente la marca non può pretendere di inserirsi “di forza” all’interno di tali conversazioni per difendere “a spada tratta” il suo prodotto perché la tribù sancirebbe subito un confine di diniego verso di essa, ma se riesce ad inserirsi in qualche modo nelle conversazioni in modo paritario e ad apprendere dai membri della tribù sicuramente trarrà benefici maggiori…

  • Molto interessante!! e nel leggere l’articolo continuavo ad annuire, mi sembra tutto molto rispecchiante la realtà (lato positivo e lato oscuro).

  • Da non addetta ai lavori, nè mamma, la prima riflessione che mi viene di fare, riguarda l’esclusività di una tale tribù.
    Le mamme 2.0 sono una web tribù per eccellenza, come quella delle mamme “offline” è la tribù per eccellenza. Una tribù esclusiva e per me impenetrabile ,perchè oltre ad essere accessibile soltanto alle donne, esclude qualsiasi altra donna che non sia completa, dove per completa intendo madre. Le uniche a poter analizzare un tale fenomeno solo loro stesse, le uniche a poter dire qualcosa sull’argomento “figli” sono loro, si sentono “donne bioniche” che riescono a conciliare mille aspetti della vita quotidiana, femministe all’estremo, eroine della postmodernità.
    Come può un uomo analizzare le loro conversazioni?!?

    • Serangelo87

      A me risulta che l’articolo dica che le mamme 2.0 coincida con Neo-pre-mamme, quindi donne ma non per forza devono essere “complete”.
      Infatti tutte le donne che si preoccupano sono quelle che diventeranno madri o che lo sono appena diventate.
      La maggior parte di quelle che danno consigli invece sono delle “veterane” già segnate dall’esperienza.
      Sn d’accordo con lei per quanto riguarda la difficoltà che pò trovare un uomo, ma di solito queste analisi si fanno in team dove ci sn anche donne.
      In seconda battua si tratta di analisi e non di giudizio quindi un buon sociologo non dovrebbe avere problemi.

  • Giuliana

    E’ difficile delineare i confini di una tribù nella pratica quotidiana e nel vissuto delle persone, figuriamoci quanto lo sia nella Rete, in cui possono accedere milioni e milioni di persone.
    Leggendo questo articolo direi che ho abbandonato la definizione classica di tribù per estenderla ad una visione ancora più ampia, la Web Tribe e devo dire che è molto interessante.
    Lo è, perchè le persone che ne fanno parte non necessariamente girano attorno ad un brand o sono affezionate ad un brand,raramente viene citato un marchi, ma sono accomunate dalla stessa pratica quotidiana, in questo caso fare le mamme.
    E cosa c’è di più impegnativo di questo? Direi niente!
    Dare la possibilità alle mamme di avere un mezzo dove possono confrontarsi, incoraggiarsi, scambiarsi consigli sui brand, con una multitudine di persone per me è una possibilità in più per quelle mamme che vedono la maternità come un momento difficile, specialmente nei primi tempi, di non sentirsi sole.
    E cosa c’è di più importante nel sapere che non sono sole?
    Bellissima idea e iniziativa…..Mamme 2.0
    Viva le mamme tribe!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Flavia

    “le Mamme 2.0 ci rendono partecipi di una società resistente”: questo è il punto particolare che ha catturato la mia attenzione più di tutti.
    sembra un paradosso pensare che le madri debbano “resistere” e “difendersi” rispetto alle modalità con cui prepararsi al parto e, successivamente, accudire un figlio, ma è così! pensiamo al mondo animale (non molto lontano da quello umano); le madri sanno istintivamente cosa fare, senza che nessuno debba insegnarglielo.
    quindi perchè sorprendersi che le mamme vogliano oggi avvalersi del web per scambiarsi pareri, consigli e suggerimenti che siano basati su esperienze materne personali piuttosto che saperi medici?
    trovo molto attuale e vicino alle giovani donne questo paper! se avessi un figlio, molto probabilmente anch’io sarei “iperconnessa”!

  • Ileniapirani

    Il mondo materno mi affascina particolarmente tanto, poichè una vera donna, secondo me, diventa tale solo dopo essere diventata mamma. Ovviamente questo momento di transizione da donna a VERA donna è pieno di paure ed insidie, e quindi è normale che queste ragazze in qualche modo cerchino solidarietà con chi come loro hanno vissuto o stanno vivendo questo momento. Oggi la tecnologia gli ha fornito questo nuovo strumento per comunicare che gli permette di raccontarsi dietro ad uno schermo, senza doversi vergognare o intimidirsi.
    D’altro canto le informazioni che si scambiano posso essere oggetto di analisi per capire quali prodotti sono preferiti e perchè, ecco in questo senso che si definiscono una WEB TRIBE, in quanto unite da volori di legame e simbolici e da rituali che si scambiano consigli e informazioni anche ai fini di acquisti più sicuri.

  • Giuliana Madonna

    Pensate se negli anni ’80 alle nostre mamme veniva data questa opportunità? Forse non sarei qui oggi a pensare di quanto è particolarmente strano che le mamme trovino il tempo( con tutto quello che hanno da fare) di consultare o essere parte attive di un blog”ovviamente tutto in positivo”.
    Forse qualcosa è cambiato, i tempi sono cambiati, ci sono meno apprensioni, meno preoccupazioni, ed è molto bello che tante mamme accomunate dallo stesso momento di vita, possano parlare ed interagire tra di loro.
    Tutto ciò è molo interessante e quando toccherà a me, sicuramente sarò una delle iscritte!
    Ciao mamme!:)

  • Cristina Duma

    E’ un mondo che ancora non comprendo. Sono passati tanti anni da quando sono diventata mamma. Quella volta non c’era questa necessità di mettere in rete ogni piccolo particolare che una mamma fa, o prova, o vorrebbe fare ma non può, ecc.
    Ognuna di noi sa fare, nel miglior modo, la mamma, perché c’è nel nostro istinto.
    Un mio consiglio non sempre va bene per un altra mamma. Ognuna di noi è diversa e ogni figlio è diverso, perciò ogni caso è diverso. Chi lo sa, se un giorno riuscirò a dire anch’io che questa società online produce cultura? Non lo so, so soltanto che adesso non lo posso dire. La cultura non si produce così.

    • La cultura è intesa qui come visione del mondo. Ognuno di noi come appartenente ad un gruppo sociale produce cultura, non c’è giudizio di merito nella definizione.

  • Uno degli aspetti più rivoluzionari che il web ha comportato ritengo sia l’aver permesso alla tribù mamme di assumere un ruolo sociale “esterno” alle mura domestiche. “Le mamme possono tutto. Le mamme in Rete possono ancora di più.” (http://www.youtube.com/watch?v=o6edzz-lXfY) . Forse un po’ estrema come affermazione, ma importante per sottolineare l’importanza di questo “universo parallelo”, inaccessibile a chiunque non sia una donna, mamma prima di tutto, depositaria di quel sapere che solo la maternità può conferire.
    Segnalo il libro di Claudia De Lillo, giornalista finanziaria, autrice di “Nonsolomamma”, un rendiconto della vita di una mamma in corsa contro il tempo per coniugare il proprio lavoro con la vita familiare. Si pensi che è nato come blog e, dato il successo, è divenuto un bestseller in libreria!!

  • Giulia Dibiagi1

    sono rimasta davvero colpita da questa bellissima iniziativa perché secondo me, è importante per una donna, che vive un momento così difficile ma allo stesso tempo unico, sapere che non è sola. Avere quindi la possibilità di confrontarsi con chi la capisce al meglio (le altre mamme) e di parlare e condividere tutti i suo i dubbi , anche quelli più oscuri e di tutte le sue gioie. La tecnologia riesce a rendere possibile tutto ciò, ed è un enorme fortuna.

  • Laura DelVecchio

    Mamma 2.0: bello! E’ una sigla veramente azzeccata per descrivere la mamma di oggi. Inserita in una società che si sta proiettando verso forme tecnologia di sempre più alta, la mamma di oggi non si lascia estromettere dal suo “environment”. Da sempre penalizzata nel lavoro perché “esiliata” in casa a fare pappe e cambiare pannolini, oggi la mamma 2.0 ha la sua opportunità: conciliare casa, lavoro e affermazione di sé grazie alla rete. Sul web si ha la possibilità di auto informarsi e farsi delle idee, rielaborando in modo del tutto personale, le informazioni acquisite. Tuttavia relegare ancora una volta la mamma all’interno di un gruppo stereotipato come la web tribe, la catapulta di nuovo nella catalogazione cui già sottoposta da quando diventa madre. Una madre rimane sempre una madre anche se usa supporti telematici e social media: sarà anche più informata e aggiornata, ma l’istinto non è una cosa che si apprende online.. l’istinto di madre te lo può insegnare solo una persona: tuo figlio.

  • Francesco

    Dopo aver letto questo articolo, stupito dalla grande disinvoltura che queste donne/mamme raccontano le proprie vicende personali, sono rimasto meravigliato anche dalla descrizione che viene fatta al personaggio “marito”: descritto come un personaggio malvagio. Questa descrizione negativa, secondo me è troppo esagerata perché l’indole dell’uomo non è quella di accudire la prole, o comunque capire tutte le dinamiche che la maternità e l’allevamento della prole richiede, ma magari quella di “ portare a casa il pane” ; e poi, in secondo luogo si generalizza troppo esistono anche mariti competenti, sensibili e che aiutano con successo le proprie compagne.

    • Non metto in dubbio che esistono anche mariti competenti, ma dove sta scritto che l’uomo deve portare a casa il pane???ahahaha ma siamo nel Medioevo??? Il papà deve essere presente come fa la mamma…. E se la mamma è una donna in carriera??? Un bambino si fa in due e in due ci si assume determinate responsabilità, e i due genitori devono vivere questo bellissimo momento con serenità e complicità!

      • Giuliana Madonna

        Anche io sono in parte d’accordo con Jessica, specialmente se pensiamo al nostro futuro, quello che stiamo studiando ora, comporta tipologie di lavoro che ci porteranno a stare tutto il giorno fuori di casa.
        Ovvimante per i primi tempi la presenza della mamma è fondamentalissima…però è in due che bisogna andare avanti e occuparsi dei figli.
        Spero di diventare una donna in carriera, poi deciderò il da farsi.

      • brave Jessica e Giuliana! vada l’utilizzo del Web per reperire info e scambiare pareri con le altre mamme, ma il ruolo del padre va comunque sottolineato!

    • Nessuno mette in dubbio che esistano mariti competenti, sensibile e che aiutano le proprie compagne, anzi, magari alcuni riescono anche meglio delle donne. Insistere, però, su stereotipi del marito “che deve portare il pane a casa” e della moglie che deve “accudire la prole” mi sembra del tutto anacronistico ed inattuale, dati i tempi che viviamo!

    • Ahahahaha Francesco te la sei cercata!! =P

    • Serangelo87

      Sarebbe bello se intervenisse un padre.
      Le madri vanno capite, aiutate, sostenute. Ma anche un padre ha bisogno di essere capito. Un figlio penso che sia un’ esperienza che cambi entrambi e avvolte crei un pò di dissesto.
      Ad esempio per un uomo non è facile accettare il fatto di essere declassato a n°2, proprio da suo figlio.

  • Agnese formica

    Penso che mettersi a confronto in un momento di vita così unico sia importantissimo e anche molto utile!!Grazie ad Internet questo è possibile e penso che la web tribe di Mamme 2.0 sia veramente speciale. Parlo di utilità in quanto credo che diventando mamma si affrontino momenti bellissimi, ma anche momenti di difficoltà; si viene sommerse da tanti pareri diversi su come comportarsi, spesso anche in contrasto tra loro. Tra una moltitudine di consigli penso che quello di cui una mamma si fiderà maggiormente, sia quello di un’altra mamma che sta vivendo la stessa esperienza!!

  • Credo sia molto importante un altro aspetto che si riesce a cogliere da questa lettura: premetto che a mio avviso, viviamo in un’organizzazione “matriarcale”, dove le donne svolgono un ruolo fondamentale, basti pensare alle nostre famiglie, al classico detto “io porto i pantaloni…ma chi comanda è mia moglie” 🙂 ed ora le donne stanno assumendo posizioni sempre più importanti anche nei ruoli dirigenziali e in politica…una situazione che fine a 30 anni fa era assai improbabile, ma che per fortuna sta riportando l’equilibrio tra i due sessi (come è giusto e logico che sia). Fatta questa premessa mi pare evidente dallo studio, come anche nel XXI secolo, siano le giovani mamme ad avere il ruolo di faro nelle famiglie italiane. Usano le “nuove tecnologie” per scambiarsi consigli e suggerimenti su come accudire al meglio i proprio figli, questa è la funzione che una volta era affidata al passaparola e all’esperienza popolare. Non posso che dire via la mamma!

  • Elena Benni

    Credo che se fossi stata una mamma, essere definita una mamma 2.0 non l’avrei trovato poi così negativo, anzi probabilmente ne sarei stata orgogliosa.
    Quello che ne vien fuori dalla descrizione della mamma 2.0, a mio parere, è una figura positiva, indipendendente, che ha dimestichezza con la tecnologia e esperta nel suo “campo”. è interessante notare come dietro ad uno schermo ognuno di noi, in questo caso la mamma, perda ogni inibizione e pudore, riuscendo a raccontare anche episodi molto intimi della propria vita o problemi personali come ad esempio quelli con il marito che altrimenti difficilmente si sarebbe riusciti a raccontare, anche alla nostra piu cara amica. Credo che spesso dietro ad uno schermo si trovi la forza di “vuotare il sacco”, e raccontare anche ciò che ci rende più vulnerabili. Forse il trovare persone che ci capiscano, che vivano le nostre stesse esperienze e abbiano i nostri stessi problemi, meglio ancora se son degli sconosciuti (come è successo alle mamme 2.0 che hanno trovato nelle loro “colleghe” delle alleate nella lotta contro le figure negative di mariti, suocere, medici,…), viene dopo quello che secondo me è lo scopo principale del “raccontarsi”, e cioè lo sfogarsi ed esternare tutto quello che si ha dentro e difficilmente si riesce a dire a quattrocchi, a prescindere che ci sia qualcuno che ci ascolti o meno.

  • Vittoria villani

    il WEb rappresenta uno spazio intimo dove le persone possono scambiarsi info , notizie condividere passioni ed esperienze; uno spazio virtuale che permette di creare Tribù dove gli appassionati per lo sport, per un marchio o un prodotto (la lista è infinita) possono rimanere in contatto e svolgere i propri rituali ovunque essi siano. Non cè esempio migliore per descrivere tale potenzialità del web con MAmme 2.0, dove le mamme possono condividere gioie e paure, si danno forza a vicenda, sanno di non essere da sole nell’ avventura della gravidanza, visto che molte di loro lamentano che il proprio compagno non sia presente o comunque d’aiuto e non le comprenda. L
    Le mamme 2.0 possono “carvasela da sole” sono indipendenti , tuttofare, mamme, mogli e gran lavotrici..INARRESTABILI!!!!e a mio parere è stupendo vedere che l’amore per tuo figlio riesca a scatenare tale forza!!!!

  • Credo che la condivisione (offline o online) di sentimenti, emozioni, piaceri, modi di essere sia molto importante ma soprattutto fondamentale in un mondo, come il nostro, frenetico e caratterizzato dalla solitudine. E in particolar modo, condividere il momento più bello di vita di una donna, quello della maternità, penso sia fantastico. Le tecnologie più moderne consentono a una giovane mamma di poter condividere un momento così delicato e altresì importante con altre mamme e di ritrovarsi a parlare, a discutere, a condividere angosce e paure ma anche gioia e felicità; la possibilità di confrontarsi su prodotti e brand e la voglia di sfogarsi raccontando di mariti disattenti e suocere invadenti.
    La Rete, specialmente il web 2.0, permette tutto questo! Esattamente le mamme di “nuova generazione”, quelle delle web tribe, socializzano, interagiscono, acquisiscono conoscenza. Comunicano in modo trasparente, paritario e senza vincoli. La sensazione di sentirsi così vicine in Rete, far parte di una tribù esclusiva (perché solo accessibile da chi è mamma) è eccezionale e impensabile fino a qualche anno fa. La web tribe delle mamme 2.0 è così unica e speciale, e rappresenta a mio avviso una tribù d’eccellenza!

  • Serangelo87

    Mamma 2.0: che bello!? si che bello sapere che sono soltanto una minima parte.
    E spero vivavente che la madre dei miei figli non sia una di esse.
    …che tristezza!
    Loro hanno delle madri, dei mariti (con cui hanno deciso di costruire una famiglia), delle suocere, delle sorelle, delle amiche, dei dottori (ginecologhe/gi), pediatri, ma preferiscono parlare dei loro problemi a delle perfette sconosciute dinanzi una scatola.
    Ma perchè chiedere un consiglio ad una di queste persone non è ugualmente attendibile?

    Potrei capire se il discorso fosse centrato esclusivamente sui Brand, ma qui i brand vengono nominati sl in ultima analisi, il discorso è basato principalmente su se stesse e il proprio bambino.

    Per quanto riguarda l’articolo Io concordo pienamente con quanto scritto, è un analisi fatta sulla base di dati.
    Quello che può essere commentato è solo la condivisione o meno dell’atteggiamento di queste madri.

    Angelo

  • Sara Capriotti

    Sinceramente non riesco a condividere la maggior parte di questi commenti. E’ vero e’ un momento delicato della vita di una donna e forse il momento più importante, ma proprio per questo esternarne ogni minimo aspetto mi sembra inappropriato.
    Condivido senza dubbio il fatto di volersi “riappropriare del diritto di parola “ in un campo in cui sono le sole ad avere le competenze necessarie per valutare e dispiegare consigli.
    Per molti versi può essere utile confrontarsi con persone che hanno i tuoi stessi “problemi”, le medesime preoccupazioni, e molto spesso si ritrovano ad affrontare tutto ciò da sole , ma il più delle volte si vanno a toccare argomenti troppo intimi per esser resi pubblici sul web.
    Ho letto in alcuni dei commenti precedenti che il web viene visto come un luogo “intimo” in cui scambiare e condividere pensieri ed emozioni, ma sinceramente penso che sia l’esatto opposto, una piattaforma accessibile da tutti e oltretutto studiata e analizzata per indagini e ricerche.
    Certo non ho l’esperienza per parlarne ma credo che se fossi una mamma cercherei altri supporti, magari da alcune mie amiche , o meglio ancora da mia madre, piuttosto che aprirmi con perfette sconosciute

  • Davide Giorgini

    Quella che è stata rilevata dalla ricerca svolta non è altro che una specie d’ufficializzazione delle mamme 2.0 come tribù, dico così perchè penso che si sapesse già da tempo della loro esistenza. Il fatto di averle “confinate” in una tribù fa emergere anche il fatto che sia appunto una realtà ancora limitata ad alcune mamme, non penso che la maggior parte di queste abbia un blog o comunque si scambi un certo tipo di informazioni sul web, anche se magari molto probabilmente sarà questa la tendenza.
    A me suona un pò strano il scambiarsi un certo tipo d’informazioni in un luogo pubblico come è la rete, per certe cosa magari può essere il luogo adatto ma per altre (che sono emerse nella ricerca) decisamente non so come riescano a riuscirci!

    • Alex Buroni

      sono d’accordo con te Davide, certi luoghi non mi sembrano adatti per certi scambi di pensieri/informazioni. Ma è un mio punto di vista, peraltro neanche troppo affidabile data la mia lontananza dai problemi di cui parlano. Però è anche vero che è un fenomeno in crescita. E le nuove generazioni di donne cresciute col web diverranno mamme e approcceranno sempre più familiarmente la rete. E le nuove tendenze che stiamo intravedendo diverranno sicuramente più chiare in futuro.

    • Alex Buroni

      sono d’accordo con te Davide, certi luoghi non mi sembrano adatti per certi scambi di pensieri/informazioni. Ma è un mio punto di vista, peraltro neanche troppo affidabile data la mia lontananza dai problemi di cui parlano. Però è anche vero che è un fenomeno in crescita. E le nuove generazioni di donne cresciute col web diverranno mamme e approcceranno sempre più familiarmente la rete. E le nuove tendenze che stiamo intravedendo diverranno sicuramente più chiare in futuro.

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  • Domenico Galiano

    La web tribe delle mamme 2.0 è un’idea innovativa e all’avanguardia creata e seguita indubbiamente da donne molto spesso in carriera che conciliano il lavoro con il ruolo di mamma  che se da un lato elimina le incombenze di  “controllare le graduatorie della scuola materna dal sito del comune, prenotare le visite mediche dei bambini, fare indagini di mercato per qualsiasi acquisto, dal passeggino, ai biberon fino alle scarpe usando le comunità virtuali, oppure comprare direttamente su web approfittando di sconti e offerte” quindi aspetti interamente legati al marketing; dall’altro (la volontà di fare societing) depersonalizza completamente la scelta di ogni cosa( dal vestito all’asilo) riducendo alla mediocrità i rapporti umani il coinvolgimento dei propri bambini e degli stessi mariti che anche se mal volentieri perché in molti casi meno portati al ruolo, dovrebbero essere necessariamente coinvolti nelle attività quotidiane legate al ruolo di padre! Inoltre l’aspetto che più  fa riflettere di tale blog è proprio lo scambiarsi informazioni e consigli legati alla salute e alla crescita tanto delicata e preziosa del bambino, affidandosi non al parere di un esperto ma alla tradizione molto spesso errata e fuorviante dei consigli di una “mamma” che realmente è soltanto un nikname!

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  • Brunob

    mah, di bello non ci trovo nulla,  le incombenze allucinanti della mamma d’oggi non sono da descrivere ancora una volta ma piuttosto da affrontare una buona volta e non mi pare che la soluzione sia creare un’altra tribe e dargli l’etichetta smart di Mamma.2 che infatti porta a superare (?) il marketing con il societing (??). E invece cercare qualche specialista in meno e un dottore di famiglia in più, un’amica mamma che vedi come vive il suo bambino e non sulla webcam, qualche consiglio di comprovato buon senso senza affidarsi ai rimedi della nonna…?
    La webtribe è un’altra proiezione verso un acefalismo spesso sotto mentite spoglie,da guardarsene bene e  l’intimità la cercherei in altri luoghi e in altri modi

  • paola
    ho letto con interesse questo link e i suoi commenti ma….. non ho trovato mai una domanda o una riflessione su: chi è il mio bambino? 
    Sono una mamma datata ma in molti anni di ricerche (meglio tardi che mai) ho cercato di comprendere chi sono veramente questi esseri che ci cercano come genitori e allora forse la rete non serve molto. Bisogna indagare in altre direzioni e poi guardarli, ascoltarli e pensare che sì, ci cambiano la vita se vogliamo fare per loro ciò di cui hanno bisogno e che ci chiedono! Magari non ci chiedono di diventare Bambino 3.0
    Ma questo è solo il mio pensiero, ognuno deve poi trovare il proprio percorso.

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