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09 febbraio 2011 | Alex Giordano aka alex | 7 commenti

Italiani 2.0 alla Social Media Week

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Questa sera all’interno della Social Media Week partecipiamo alla presentazione del film documentario Italiani 2.0.

Italiani 2.0 è il primo docu-web della storia “auto-prodotto” dagli internauti: un cortometraggio che esplora le relazioni sottili tra gli italiani e la tecnologia. Una troupe ha percorso in lungo e in largo il Bel Paese inseguendo i sogni, le speranze, le tensioni e le tantissime storie di felicità e infelicità tecnologica degli italiani al tempo di Internet.
Italiani 2.0 è un’ indagine etnografica non scientifica, una narrazione possibile per celebrare le storie di vita delle persone, supportando il progetto di senso di coloro che vivono Internet e le nuove tecnologie come strumenti di espressione, legame, imprenditorialità, creatività, libertà.
Italiani 2.0 è un progetto ideato e realizzato dal Ninja LAB: autore Luca Leoni e regista Lino Palena (Show Reel)
Protagonisti del cortometraggio: Robin Good, Livia Iacolare, Salvatore Aranzulla, Gianfranco Marziano, Evy, Tony Ponticiello, The Dopes, Daniele Goli, Giulia Bassetta, Lucio Dione e tanti altri…

Italiani 2.0 è un divertissement che ha come scopo qullo di stimolare la riflessione di alcuni amici studiosi. Tra questi pubblichiamo le note di Giovanni Boccia Artieri ed Alfonso Amendola che parteciperanno all’evento.

ITALIANI 2.0

di Giovani Boccia Artieri

Guardare Italiani 2.0 richiede di usare uno sguardo che non è rivolto al futuro ma si ripiega, piuttosto, su un presente che molto spesso non vogliamo osservare con la giusta cura.

È un presente fatto di connessioni sparse, di chat che ci emozionano, di status update su Facebook che ci aiutano a mantenere le relazioni sociali, di Tweet che ci raccontano e informano … In modi sempre più integrati in modo evidente con la nostra vita “reale”.

Perché la Rete mette in connessione le nostre vite. Con successi e delusioni. Con speranze e disillusioni. Perché la tecnologia non ha una funzione “salvifica” ma semplicemente ci “abilita” a percorrere nuove strade.

Dice Livia: “Il web mi ha tolto il paraocchi e mi ha dato la capacità dei vedere le cose da angolazioni diverse e soprattutto di credere fermamente che tutto ciò che si può fare virtualmente lo si può fare anche nella realtà”. Ed è forse questo il senso più profondo di questo viaggio tra persone che attraverso la rete si innamorano, aprono start-up, sperimentano l’intrattenimento connesso … che non ci troviamo di fronte ad una doppia realtà, una dentro e l’altra fuori dalla Rete.

Siamo implicati nella stessa realtà senza soluzione di continuità e stiamo imparando ad abitarla.

La realtà mediata si è “normalizzata”. Ci troviamo così all’interno di un network quotidiano di comunicazione mediata costituito da relazioni sociali amicali, lavorative, affettive, da azioni di reciprocità che ruotano attorno a forme organizzative, di lavoro ed intrattenimento, di informazione e di formazione.

Come nelle storie raccontate da Daniele e Giulia che grazie al web si incontrano e si innamorano o quella dei The Dopes che dalla provincia milanese scalano YouTube con video ironici e demenziali o quella di Salvatore che a diciotto anni riesce a trasformare la sua competenza informatica in una vera e propria start up online o, ancora, quella dell’associazione Alta Marea che attraverso gli strumenti del web 2.0 struttura un modo nuovo di fare comunicazione sociale.

Siamo di fronte a relazioni, forme e contenuti effettivi e potenziali di cui cominciamo ad essere sempre più consapevoli. Il punto di svolta di questo processo di interazione di massa generalizzata che si sta strutturando attorno alle tecnologie di comunicazione mediata e in particolare al web sociale non è tanto la dimensione di costruzione concreta di azioni e relazioni sociali consistenti e stabili nel tempo ma il versante di potenzialità di contatto, di messa in relazione, di reperimento di informazioni quando servono, ecc.

Oggi con l’introduzione accanto ai mass media di nuove occasioni di comunicazione e connessione “personale di massa” (blog, siti di Social Network, ecc.) attraverso la Rete, assistiamo ad un cambiamento qualitativo e quantitativo: cambia l’esperienza e la consapevolezza degli individui di essere potenzialmente soggetto di una conversazione invece di essere unicamente oggetto di questa (come pubblico, cittadino, consumatore) e cambia la possibilità per gli individui di comunicare in modo semplice e personalizzato con un pubblico ampio e connesso.

Vivere dentro e attraverso queste connessioni sta cambiando la qualità del nostro modo di raccontarci. I racconti che sapremo costruire da Italiani 2.0 dipendono da noi.

Giovanni Boccia Artieri è docente di Sociologia dei new media all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e vicedirettore del LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata) presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione. È presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione e coordinatore del Dottorato in Sociologia della comunicazione e scienze dello spettacolo. È membro dal 2007 del direttivo dell’Associazione Italiana di Sociologia. Si occupa della relazione tra media, identità e società; dei linguaggi e delle forme espressive della modernità compiuta; delle culture partecipative dei/nei media; di pratiche e linguaggi nei siti di social network. Cura la rubrica “Mutazioni digitali” per Apogeonline.

Italiani 2.0 from Lino Palena on Vimeo.

ITALIANI NEL TEMPO DEL WEB 2.0

di Alfonso Amendola

Italiani 2.0 non è soltanto un importante prodotto di docu-web ma è un sostanziale punto di partenza. È un momento di cominciamento per leggere, da angolazioni differenti, storie d’Italia a partire dal web, dall’uso dinamico e socializzante delle neo-tecnologie e da tutta una miriade di processi d’innovazione che rispondono ad articolate esigenze: “culturali”, “economiche”, “politiche”, “imprenditoriali”, “espressive”. Costruito con un ritmo denso e cadenzato (con una dose di lieve ironia) Italiani 2.0 (ideato e realizzato dal Ninja LAB, scritto da Luca Leoni e diretto da Lino Palena) è un lavoro di matrice corale di grande magnetismo.

Robin Good, Livia Iacolare, Salvatore Aranzulla, Gianfranco Marziano, Evy, Tony Ponticiello, The Dopes, Daniele Goli, Giulia Bassetta, Lucio Dione in pieno di stile d’estetica “post-storica” si raccontano nel tempo del web 2.0. E le loro sono storie molteplici, storie di rabdomanti d’internet, storie d’amori e blasfemia e militanza politica e bizzarria e mobilitazione sociale e invenzioni d’arte… In breve storie di chi ha radicalmente riscritto non solo la propria professione ma la propria vita, il proprio modo d’essere al mondo.

Ulteriore punto di forza di Italiani 2.0 è sicuramente rappresentato dalla capacità d’aver saputo aggregare, avvicinare e far convivere in un unico flusso narrativo numerosi voci e stili, orizzonti e possibilità. Infatti, in piena linea con le logiche della rete in questo racconto web-audiovisivo “convivono” anche le presenze (complici più che testimoni) di Paola Maugeri, Linus, Oliviero Toscani, Mauro Coruzzi.

Italiani 2.0 è un riuscito prodotto di pensieri, riflessioni, modalità dell’agire contemporaneo. È uno scandaglio profondo nella nostra attualità. Ma al contempo è “prospettiva di dialogo” e “sintesi storica”.

Italiani 2.0 è “prospettiva di dialogo” in quanto l’eterogeneità di questo docu-web la rintracciamo nel dialogo diretto/indiretto verso il miglior procedere delle azioni che attualmente stanno incidendo nel nostro tempo che sa pensare in chiave 2.0 (necessario, a mio giudizio, il rimando a tutte le operazioni di Ninja Marketing oppure ad un testo culto come Free di Chris Anderson).

Italiani 2.0, inoltre, è “sintesi storica” in quanto ha anche valore di “documentazione sul campo” in un desiderio che fu caro a Pier Paolo Pasolini (“capire e raccontare fedelmente”) o al Cesare Zavattini del “pedinamento del reale”. O che sembra rimandare al miglior “Cinéma vérité” progettato da Edgar Morin e Jean Rouch che ancora oggi sono un modello perfetto per avvicinare quadri e procedure analitiche tra sociologia ed etnografia e per costruire narrazioni audiovisive digitali e post-cinematografiche. Il tutto miscelato in un procedere teorico che guarda alle fondanti indicazioni di un Pierre Levy (che tra i primi ha cominciato a comprendere lo slancio tecnologico come spazio di condivisione, innovazione culturale e di continue frontiere infrante). Oppure ritrovando segnali di Nicholas Mirzoeff e il suo invito ad una continua osservazione della “cultura visuale”, delle “immagini complesse” e della miriade di “eventi visuali” che popolano la nostra quotidianità. Senza dimenticare altri costruttori-fondatori che hanno saputo indicarci per illuminazioni primigenie il nostro immaginario. Un nome su tutti: Gilles Deleuze.

Ecco solamente nei transiti di sfaldamenti epistemologici e nella pratica di un’osservazione diretta, partecipata e di metodo possiamo non solo dar forza alle pratiche artistiche, imprenditoriali, affettive, professionali della contemporaneità e del futuro, ma possiamo anche stabilire un rinnovato nutrimento dell’immaginario collettivo e dei profondi mutamenti dell’industria culturale. Perseverando e rafforzando una ricerca che acquista pregnanza teorica non solo nello studio, ma anche nell’organizzazione e nelle attivazioni di continue reti di conoscenza. È quindi basilare saper percorrere gli accadimenti, illustrarli, accompagnarli, se necessario determinarli. Non c’è ricerca, se non c’è azione operativa. Non c’è sapere se non si entra nel cuore (nel magma) delle cose.

Italiani 2.0 è racconto corale, azione progettuale a partire dal web, percorso teorico, tracciato storico ma anche ritrovata “passione” e rinnovato sguardo “militante”.

Insomma, Italiani 2.0 (oltre a stabilire con i suoi “780 giga di filmati raccolti” un originalissimo tassello dell’italica unità che proprio in questi giorni festeggia i suoi 150 anni di vita) è la costanza di un’intrapresa che diviene viatico ed istigazione di ricomposizione del reale, spingendoci verso una strada non facile, certo… ma a nostro giudizio necessaria. Come è, sempre, necessario ritrovare respiri di vita, creare microrelazioni, indicare sguardi produttivi, fare rizoma, tessere dialoghi di conoscenza. Disegnare cartografie del mondo. E molto, molto altro ancora…

Alfonso Amendola insegna presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno. È nel direttivo dell’Osservatorio della Comunicazione delle Politiche e della Partecipazione delle Culture Giovanili, è vice presidente del Centro Studi “Rappresentazioni Linguistiche” ed è Direttore Artistico della Mediateca “Marte”. Specializzato in Sociologia della comunicazione, si occupa dei rapporti tra culture di massa e culture d’avanguardia. Tra i suoi libri: Frammenti d’immagine. Scene, schermi, video per una sociologia della sperimentazione (2006); Per una poetica del molteplice. Dialogo con Leo de Berardinis (2007); Il desiderio preso per la coda. Rappresentazioni, applicazioni, teorie, con Emilio D’Agostino e Serena Santonicola (2009); L’altra lezione. Pier Paolo Pasolini (2009); Nero chiaro. Lo spazio scenico di Samuel Beckett in Giancarlo Cauteruccio, con Gabriele Frasca e Antonio Iannotta (2010); È tutto Sex & the City. Analisi di una fiction televisiva tra moda, metropoli, amicizia e seduzione (2011). Videoterritori. Storia, teoria ed esperienze artistiche dell’audiovisivo sperimentale (2011). Attualmente lavora ad una monografia dedicata a Vladimir Majakovskij.

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