Il dono al tempo di Internet: il valore della condivisione e dello scambio

articolo scritto da Erica Giambitto e Chiara Console con un video montato da Alessia Arcurio  membri internship CPO di Pesaro con il Centro Studi Etnografia Digitale

Nuovo interessante incontro per il Centro Studi di Etnografia Digitale, questa volta con Anna Cossetta: socio-antropologa, docente di Economia e politica dello sviluppo e di Sociologia dei processi economici e del lavoro presso l’Università di Genova. L’incontro, organizzato in collaborazione con le facoltà di Sociologia ed Economia dell’Università “Carlo Bo” di Urbino, si è tenuto presso la sede della  Facoltà di Economia. Incontro interessante perché più che dare risposte ha sollevato delle importanti questioni.

L’incontro con Anna Cossetta è nato proprio dalla necessità di riflettere sulle questioni sollevate sia dal suo lavoro con Marco Aime su “Il dono al tempo di Internet” sia dal suo lavoro di ricerca sul progetto AMICUS di Servizio Civile all’Estero.

Il dono al tempo di Internet

Ne “Il dono al tempo di internet” (Einaudi 2010) realizzato con Marco Aime, antropologo e docente di Antropologia Culturale all’Università di Genova, i due autori si interrogano sulle forme di socialità che caratterizzano la Rete, luogo di relazioni, sempre più emergenti come il file sharing, il peer to peer, blog, forum, Wiki e social network. Veri e propri scambi di relazioni che promuovono l’instaurarsi di legami e, forse, di nuovi modelli relazionali e di socialità.
Perché si parla di Dono? –La Teoria del Dono di Marcel Mauss attribuisce al Dono un carattere essenziale e cioè creare legami tra le persone e costruire la base sociale per gli scambi sociali economici- così, Anna Cossetta, ci introduce alla sua riflessione sul dono al tempo di internet.

Partendo dalla definizione classica di Economia, ovvero: –L’economia è la scienza che studia l’allocazione di risorse limitate tra usi alternativi al fine di massimizzare la soddisfazione, ovvero la scienza che studia la produzione, la distribuzione e il consumo dei beni- ci introduce subito il pensiero di Karl Polanyi il quale, criticando una visione dell’Economia come una scienza estranea alla società, teorizza un concetto di Economia embedded: l’Economia non è un qualcosa di avulso dalla società ma è radicata, integrata al suo interno attraverso tre forme di relazioni: reciprocità, redistribuzione e scambio di mercato.
Lo scambio di mercato è la forma che prevede lo scambio di beni e servizi attraverso un mercato, la redistribuzione è una forma che prevede un organo centrale che accentra beni e servizi prodotti, che poi redistriuisce alla collettività; la reciprocità è una forma di scambio di beni e servizi volta principalmente alla formazione di legami e relazioni tra individui. Dunque la reciprocità è uno scambio economico non basato sul mercato, ad esempio uno scambio di favori di beni o servizi, volto alla creazione e riconferma di un legame/relazione.

Il concetto di  reciprocità

Il concetto di reciprocità viene elaborato da Polanyi rielaborando i concetti teorizzati da Mauss: il dono è un elemento di un sistema di relazioni reciproche e lo scambio di doni è volto principalmente a generare, ribadire, rafforzare legami e relazioni. L’atto del donare si colloca in un ciclo di relazioni fatto di dare-ricevere-ricambiare, dove nel dare si apre a una relazione e nel ricevere si accetta o si rifiuta la relazione. Il dare e il ricevere richiedono una terza relazione e cioè il ricambiare: atto fondamentale per ristabilire una simmetria di ruoli tra chi dona e chi riceve e per riconfermare la relazione.
E’ proprio a questo punto che si colloca la riflessione di Anna Cossetta e Marco Aime: se il dono è la base delle relazioni e della reciprocità, cosa avviene in rete, luogo di relazioni? Con quali modalità avviene e quali implicazioni ha sulla nostra cultura e sulla nostra società? Nascono dei nuovi modelli culturali e nuovi modelli relazionali?

Questa logica del dono e della reciprocità può essere tracciata in Rete osservando l’emergere di social netowork, blog, forum, Wikipedia e di modalità di relazione come file sharing, peer to peer, software open source. Perché facciamo cose come mettere in Rete, come un dono verso sconosciuti, le nostre competenze ed esperienze? Seguendo Marcel Mauss, attraverso il dono si cerca di trovare un proprio posto nella società. Se da un lato si mette in evidenza come lo scambio basato sulla reciprocità sia principalmente volto alla formazione di relazioni, dall’altro si evidenzia anche come questo processo sia basato su meccanismi fiduciari.

Infatti, se da un lato si mettono in Rete le proprie esperienze e competenze come dono verso qualcuno che non conosciamo per cercare di trovare un proprio posto nella Rete, dall’altro si cercano in rete risposte a domande e bisogni più disparati fiduciosi del fatto che qualcuno li abbia pubblicati e, allo stesso tempo, fidandoci di ciò che “Alter” sconosciuti hanno scritto o prodotto.
In questi scambi di fiducia, però, si viene un po’ a erodere un’altra caratteristica fondamentale del dono e cioè la “tensione della perdita”. Questa tensione è rintracciabile in tutte e tre le fasi del dono: chi dona rinuncia a qualcosa di sé per donarlo a qualcuno; a sua volta chi riceve sa che a sua volta dovrà ricambiare, dunque a rinunicare a qualcosa di sé, per ristabilire gli equilibri nella relazione. In rete questa tensione si allenta un po’ proprio perché questi scambi avvengono tra “sconosciuti” soprattutto per quanto riguarda il peer to peer, il blogging, i forum.

Progetto AMICUS

Dunque Il dono al tempo di internet come meccanismo di creazione di relazioni basate sul dono e sulla fiducia, come spinta per l’evoluzione della cultura contemporanea; ma anche come processo da osservare e analizzare per meglio comprendere le modalità in cui si generano ed evolvono le relazioni in una società come la nostra, liquida.
Nella seconda parte del seminario la brillante dottoressa Anna Cossetta ha affrontato un’analisi sui nuovi scenari della ricerca on line presentandoci un progetto da lei realizzato per il Ministero sulla risemantizzazione e rivalutazione del servizio civile europeo.
Partendo dal presupposto che il panorama del servizio civile risulta estremamente variegato nella sua concettualizzazione e definizione il progetto AMICUS prevedeva che 20 ragazzi fossero mandati a svolgere servizio civile in 8 paesi dell’Unione Europea e ad affrontare una ricerca di tipo botton up proprio su come venisse vissuto nei contesti di riferimento.
Lo strumento da lei prescelto è stato un blog chiuso suddiviso in sezione ricerca e in sezione diario; nel quale i ragazzi erano “obbligati” a raccontare i giorni di servizio civile e i dati da loro raccolti sulla normativa locale. Il blog è divenuto, infine, a tutti gli effetti un luogo in cui i ragazzi  condividevano le loro narrazioni, ma tanti gli interrogativi lasciati aperti da questa esperienza ad esempio:

Il blog poteva considerarsi contemporaneamente  un luogo chiuso, ma aperto e denso di link con il mondo esterno

Un luogo non totalmente privato né totalmente pubblico

Un luogo in cui si è stati sollecitati a costruire, ma nel quale si è liberi di utilizzare linguaggi e modalità proprie

Un luogo in cui appartarsi e segnare il confine rispetto al servizio, ma anche del tutto immerso rispetto alla realtà quotidiana

Un luogo alwaysbeta fino alla fine del progetto

Un luogo connotato dal doppio circolo ermeneutico

Conclusioni

Alla fine della presentazione è stato aperto un dibattito sui punti sopracitati, tante le domande poche le risposte, come può oggi un sociologo nell’era del 2.0 analizzare il suo contesto di riferimento? quali strumenti possono venirgli in soccorso? le variabili socio demografiche si sono dimostrate fallimentarie nel contesto della contingenza e della virtualizzazione e le interviste qualitative rappresentative forvianti…Una metodologia chiara non è ancora stata forse rintracciata ma lo studio dei contesti tramite l’etnografia è il primo grande passo per avvicinarci al sociale e apprezzarne le dinamiche relazionali e partecipative.

Cosa ne pensano gli studenti che era presenti all’incontro? Attendiamo i vostri feedback 😉

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  • Non ci avevo mai pensato, ma è proprio vero che il dono implichi i concetti di dare-ricevere e ricambiare. Per quanto un dono sia fatto senza un secondo fine concreto, dentro di noi speriamo sempre che quel poco o tanto che abbiamo donato ci venga ricambiato prima o poi. E questo fenomeno avviene anche sul web…mi viene in mente un esempio forse banale, ma pensiamo a tutte le volte che commentiamo un post di un nostro amico, o clicchiamo “mi piace”, inconsciamente speriamo poi che le altre persone a loro volta commentino i nostri post e li apprezzino.
    Per quanto riguarda gli strumenti che un sociologo dovrebbe utilizzare al giorno d’oggi per analizzare i contesti, credo di non poter essere sicuramente io ad avere la risposta, ma per quello che ho imparato fino ad ora credo che l’analisi etnografica permetta di ottenere dei risultati molto veritieri. Le persone sul web si sentono libere di affermare il loro pensiero, senza peli sulla lingua, ed è possibile capire molto della loro evoluzione andando ad analizzare le conversazioni delle numerose web tribe.

    • Alex Buroni

      hai ragione, spesso commentiamo per essere commentati. Diamo risposte per riceverne. Il dono al tempo di internet è qualcosa di ambiguo. A volte è disinteressato, mentre a volte, inconsciamente o no, “pretendiamo” un qualche ritorno.
      Il senso di appartenenza sembra essere un potente motore che aiuta lo scambio di “doni” e questo è diventato un flusso infinito e continuo dove ogni piccolo contributo fa spessore ed è grazie a questi che l’architettura della rete riesce ad esprimere le sue grandi potenzialità.

  • Simona Scuncio

    Ho partecipato a questo incontro e alla fine mi sono rimasti molti interrogativi . Una dimensione fondamentale del dono mi pare essere la gratuità, ma se come assunto dalla Professoressa Cossetta, si dona per creare relazioni e per trovare un posto nella società, il dono a questo punto non diviene “interesse”? Ha senso parlare di dono quando ci si aspetta qualcosa in cambio? Al tempo di internet questo mi pare ancora più evidente, lo scambio di informazioni solitamente non è unilaterale e, quando invece lo è, spesso rimane sospeso, rimane un dono non accettato. Questo non genererà frustrazione e conseguente indisponibilità a donare ancora?

  • Simona Scuncio

    Ho partecipato a questo incontro e alla fine mi sono rimasti molti interrogativi . Una dimensione fondamentale del dono mi pare essere la gratuità, ma se come assunto dalla Professoressa Cossetta, si dona per creare relazioni e per trovare un posto nella società, il dono a questo punto non diviene “interesse”? Ha senso parlare di dono quando ci si aspetta qualcosa in cambio? Al tempo di internet questo mi pare ancora più evidente, lo scambio di informazioni solitamente non è unilaterale e, quando invece lo è, spesso rimane sospeso, rimane un dono non accettato. Questo non genererà frustrazione e conseguente indisponibilità a donare ancora?

    • Anna Cossetta

      cara Simona, provo a risponderti senza troppo certezze… Interesse vuol dire stare tra; personalmente non stigmatizzerei questo concetto con qualcosa di assolutamente negativo. Avere interesse a creare relazione, o a mantenerla, a rinforzarla, mi pare sia un aspetto bello, essenziale quasi al nostro vivere insieme. Poi è vero, se l’interesse diviene mera utilità il gioco si rompe e allora non c’è più dono. Il lato un po’ paradossale, ma anche tanto affascinante del dono, è che vive di asimmetrie, di debiti reciproci, un continuo gioco che però è proprio in questa sua dimensione un po’ ludica e senza equilibrio che trova la sua stabilità. Assomiglia tanto all’amore e non è un caso che quando due persone si amano si fanno continuamente doni… ne parleremo ancora, ne sono certa.
      Per riflettere invece sulla rete, sì Geert Lovink ha scritto un libro che si chiama proprio “Zero Comments” e che denuncia quanto in rete non solo non sempre ci sia sono, ma che spesso si tratta di nostre pulsioni un po’ narcisistiche, che non interessano a nessuno. E’ frustrante, sì, proprio come quando un dono non viene accettato. perché non è un dono: un dono, sempre nella prospettiva maussiana (non è l’unica, ma a me piace tanto) è tale quando ci sono i tre momenti del dare-ricevere-ricambiare. Se c’è solo il dare è un gesto e basta. Se non trova riscontro possiamo decidere di non agire più, di rimanere passivi, solo fruire dei doni dell’altro, ma in rete a me pare che la cultura del dono ci sia e quindi prima o poi commenteremo, scriveremo qualcosa, linkeremo qualcos’altro e funzionerà.

    • Interesse è qualcosa che sta “tra”, che esiste fra le persone. Un po’ dà fastidio associare il dono all’interesse, anzi, vengono quasi i brividi, perché siamo intrisi di cultura dell’utilitarismo più triste. E quindi reagiamo sperando di trovare una gratuità assoluta, unilaterale. Invece mi pare interessante considerare che il desiderio di relazione non solo può costituire una potente molla per avviare il dono, ma anche quella forza che fa sì che il dono renda più stabili e rapporti, grazie alla cura e all’attenzione reciproca.
      Qualche volta questo meccanismo non funziona: come dici tu un’informazione che rimane sospesa assomiglia molto a un dono non accolto e questo fa male, ci lascia delusi, inevitabilmente, però forse ci spinge a ricercare luoghi dove la relazione può avviarsi e quindi lo scambio generare altri doni. Spesso è proprio grazie alla presenza costante che possiamo essere riconosciuti e quindi ricambiati.

      • Questa risposta mi era sfuggita, chiedo venia per aver abbandonato la conversazione 😉 
        Tutto questo mi ricorda molto la storia de “ll Piccolo Principe”, chissà se può davvero essere una favola realizzabile?!
        Il dono tra sconosciuti mi pare tanto un’utopia…

  • Non è la prima volta che sento parlare del dono in tale accezione.. bhè che dire a me affascina molto tutto il mondo relazionale che sta intorno al concetto di dono…a mio avviso è ricco di contraddizioni e ambivalenze….nel dono si cela il concetto di libertà, di gratuità….ma allo stesso tempo crea un vincolo, nasce il bisogno di una reciprocità che se non viene soddisfatta porta all’insorgere di un senso di dovere verso l’altro… e nel momento in cui io ricevo un dono mi pongo la domanda se ricambiare con un dono di egual valore o se aumentare il valore del nuovo contro-dono….e se il valore aumenta ora sarà il soggetto che ha fatto il 1° dono a sentire il bisogno di contraccambiare per annullare il nuovo debito che deriva dal contro-dono…..e così via in un circolo vizioso…ma fino a che punto si arriverà in questo continuo carosello di doni?????? come dice un famoso proverbio popolare: “se l’amicizia vuoi che mantenga un canestrin che vada e un canestrin che venga!” ma se io non posso ricambiare cosa succede??? quali sono gli effetti sulla relazione??? il rapporto non è più paritario e la relazione invece di rafforzarsi si incrina… poi arriva il Web 2.0 e nel momento in cui prendiamo in considerazione la Rete e le nuove modalità relazionali che nascono con il file sharing, p2p, software open source ecc… valgono le stesse regole? bhè qui ci sono utenti più esperti che donano alla collettività le loro competenze e chiunque può prendere senza ricambiare e chi ha donato può ricevere da chi non ha preso…non è più una relazione uno a uno ma uno a molti, anzi molti a molti…

  • “lo scambio di doni è volto principalmente a generare, ribadire, rafforzare legami e relazioni” e ancora “si viene un po’ a erodere un’altra caratteristica fondamentale del dono e cioè la tensione della perdita”: sono le due espressioni che più mi hanno colpita. la perdita non è, secondo me, da intendersi negativamente; nel momento in cui io dono qualcosa, non avverto mai la perdita come privazione ma come gioia e condivisione. contestualizzando nel panorama della rete, non è così semplice adottare questo modello di interpretazione; la differenza saliente, secondo il mio parere, sta nel fatto che se nella realtà (offline) il dono è una condivisione di gioia bidirezionale, nella rete questa gioia diventa unidirezionale, poichè l’atto del donare ha come conseguenza un ritorno sul donatore stesso (se doniamo ci sentiamo utili ma lo facciamo per noi stessi).
    per quanto riguarda l’analisi etnografica come strumento di studio per i sociologi, mi sento di dire ciò: ok per l’utilizzo del Web 2.0, ma affiancato a degli strumenti tradizionali (a proposito del retroscena, ad esempio, l’individuo potrebbe far emergere in rete un lato diverso da quello che è in realtà e quindi falsare un’eventuale analisi (n)etnografica).

    • Simona Scuncio

      Ma a noi interessa davvero che gli utenti in rete falsino la propria identità facendo emergere un lato diverso(come lo definisci tu)?!Non sarà solo che noi individui digitalizzati abbiamo più di un ‘identita?

      • dipende dal motivo per cui leggi i post! se li leggi per informazione personale non ha importanza che siano falsi o veri, ma se li leggi nel corso di un’analisi netnografica sì, dal momento che si devono capire i trend emergenti! se gli altri individui digitalizzati abbiano tante identità non lo so; io esprimo il mio parere e ciò quello di un’individuo digitalizzato che ne ha solo una! 😉

        • Cara Flavia, penso che ormai sia ampiamente dimostrato dalle ricerche che tutti noi,Internet Users, abbiamo più di un’identità a seconda del contesto in cui ci muoviamo e questa riflessione se ci pensi potrebbe valere anche offline.
          Un esempio eclatante penso possa essere fatto paragonando un profilo Facebook ad un profilo LINKED-IN della stessa persona. A te non sembrano spesso due persone completamente diverse e distanti l’una dall’altra? Come si può spiegare questa discostanza?
          http://www.catepol.net/wp-content/uploads/2010/07/multiple_identities.jpg

          • cara Simona, forse non sono riuscita a spiegare bene quello che intendo! io parlo dal mio punto di vista, secondo le mie esperienze! che “ormai sia ampiamente dimostrato dalle ricerche che tutti gli internet users abbiano più di un’identità” io non posso metterlo in dubbio! ma almeno posso dire che non mi ritrovo in questa descrizione? trovo sbagliato il voler generalizzare a tutti i costi! piuttosto direi che la maggior parte degli internet (ma NON TUTTI) users hanno più di un’identità. con questa espressione sono d’accordo! tu cosa ne pensi?

          • Flavia, generalizzare è sempre sbagliato, su questo sono d’accordo con te. Forse hai un’identità soggettiva talmente “forte” da ritenere che sia unica e immutabile. Forse sarò io che ho attraversato frequenti crisi d’identità, eppure secondo me tutti noi siamo “UNO,NESSUNO E CENTOMILA”. Certamente qualcuno potrà contraddirmi.

          • no aspetta.. la mia identità potrà anche essere forte, ma immutabile assolutamente no! la vita, le esperienze ci cambiano inevitabilmente! non mi ritrovo nel profilo di chi ha tante identità contemporaneamente, ma è ovvio che un individuo cambia (cresce) nel corso della sua vita!

          • Flavia io non voglio assolutamente giudicare perché non sono nessuno per farlo, ma posso solo riportarti la mia esperienza: mi rendo conto che il mio comportamento cambia a seconda delle persone e dei luoghi che frequento, in me ci sono diverse Jessica, ognuna con un lato bello e brutto in base a chi mi guarda, da una parte c’è la studentessa seria e diligente, dall’altra la ragazza solare a cui piace scherzare e divertirsi, e ancora inevitabilmente….la fashion victim…ihihihih ci rido sopra ma è vero che il mio linguaggio, il mio modo di essere, i miei interessi cambiano e se qualcuno analizzasse il mio comportamento nelle diverse sedi forse crederebbe che sono pazza perché certi comportamenti contraddicono altri.. c’è chi etichetta persone con più comportamenti come false… io voglio pensare che il mio modo di essere deriva dal mio segno zodiacale:sono gemelli!!!!doppia personalità…eheheh

          • può essere!!! ahahah a parte gli scherzi, non capisco questo accanimento! il mondo è bello perchè è vario! quindi viva alle persone come voi e a quelle come me! 🙂 la cosa più bella, secondo me, sta proprio nella diversità! perchè volete imporre questo modo di essere? forse perchè è il vostro e presumete che sia giusto?

          • Nono Flavia!!io non voglio imporre niente a nessuno!!ho solo giustificato quello che pensa Simona con la mia personale esperienza!!poi ogni persona è a sé!!sai che noia se fossimo tutti uguali!!!

          • Flavia, non prenderla sul personale…nonè accanimento è un puro scambio di opinioni non condivise…

          • certo certo! ma ricorda che uno scambio si basa su delle opinioni, non su delle opere di convincimento! 🙂

          • Simona sono pienamente d’accordo con te… quello del nickname come abbiamo spesso visto può fungere come una maschera che l’utente indossa e questo gli permette di essere più libero di esprimere quelli che sono realmente i propri interessi e punti di vista… nella realtà se qualcuno dice che è frequenta night club, locali per scambi di coppie o quant’altro non pienamente conforme alla morale verrebbe giudicato ed etichettato, mentre se si nasconde dietro un nick può scambiare pareri ed opinioni con persone che hanno i suoi stessi interessi.. in questo caso cosa c’è di più reale per un’analisi netnografica?? pensa se tali questioni fossero indagate attraverso un’intervista in profondità…chi sarebbe quel pazzo che rivelerebbe quella parte della sua personalità un pò trash??

  • Ileniapirani

    Io ritengo che il dono di per sé è un atto che non necessariamente implica un “dare-avere”, ma comunque se al momento della ricezione si decide di contraccambiare, ovviamente in modo volontario, senza alcuna pressione o “obbligo”, questo può dar vita a una relazione sincera con l’altro…dal punto di vista del Web io credo che la creazione di blog, forum, community siano essi stessi dei “doni” dove ciascuno non è obbligato a dare perché ha ricevuto ma sono luoghi in cui le persone si scambiano volontariamente informazioni di ogni genere.
    Grazie ai racconti, ai pensieri che vengono messi in rete e diffusi, vengono alla luce dei lati degli utenti attraverso i quali i sociologi potrebbero ricavare informazioni utili al loro lavoro; quindi ben venga la diffusione di forum, blog, social network in quanto gli utenti grazie allo schermo possono tirar fuori informazioni che attraverso le normali indagini socio-demografiche non emergono; questo anche perché è l’utente stesso che ha voglia di informare e non si sente obbligato a dare informazioni su richiesta…(si ritorna al mio pensiero che il dono se fatto volontariamente e spontaneamente è più sentito…)
    Proprio per questo motivo legato al fatto che un “dono” dovrebbe essere un atto spontaneo, volontario, poichè si rivela più sincero, io credo che per il progetto AMICUS sarebbe opportuno aprire il blog al pubblico perché in primis ci sono tanti altri utenti che potrebbero essere interessati a ricevere informazioni di quel genere e a darne tante altre, in più il blog dovrebbe andare oltre alla durata del progetto perché di esperienze all’estero anche di un certo tipo vengono fatte costantemente e quindi ognuno dovrebbe avere la possibilità di comunicare i propri pensieri indipendentemente dalla durata del progetto; in questo modo si avvicinerebbero ulteriori ragazzi disposti a vivere tali esperienze.

  • Giuliana Madonna

    Il dono si implica il concetto di dare-ricevere e ricambiare, sono pienamente d’accordo con questa concezione del dono.
    A tutti noi capita di ricevere e donare doni, ma bisogna vedere soprattutto chi è la persona che si ha difronte in quel momento.
    In amicizia, se un legame c’è, esiste ed è forte…non sarà di certo un dono a rafforzarlo!.
    Non c’è cosa più bella di non sentirsi obbligati nel fare qualcosa, ed è proprio li che si vedono le vere relazioni e amicizie, senza obblighi, le persone devono agire se se lo sentono, ed essere libere soprattutto.
    E’ li che si vede il vero legame, a prescindere che sia stato fatto o ricambiato un dono, non è importante.

  • Giuliana Madonna

    Per quanto riguarda il mondo di internet, credo che bisogna fare un altro tipo di discorso.
    In internet si scambiamo informazioni, si danno informazioni, ci si consiglia delle volte…ma pensate davvero che una semplice risposta ad una persona sconosciuta..(di tanto in tanto) o il semplice cliccare su like possa generera dono?.
    Mah, non ne sono molto convinta…il dono è la vita, dono è ancora la salute dei nostri cari e delle persone a cui vogliamo bene..queste sono le cose che io ho sempre classificato come dono.

  • Francesco Gulini

    Donare è una tra le azioni più belle che un essere umano può fare verso un altro, ma questa azione è un’arma a doppio taglio: donare è un azione bellissima che ti rende felice ma allo stesso tempo non si sa se quest’azione è accettata dal destinatario del tuo gesto. Il dono è si alla base delle relazioni tra due o più persone, ma è anche sinonimo di “obbligo” , perchè se tu ricevi un dono ti senti legato a questa e tu non vedi l’ora di sdebitarmi. Questa sensazione c’è in qualsiasi rapporto da quello più semplice a quello più complesso e nel mondo offline è molto sentita avendo davanti a te la persona interessata, mentre nel mondo online è meno sentita perchè tu non sai con chi ti relazioni. Forse tutte le dinamiche del dono nel mondo offline non funzionano nel mondo online, ma resta il principio di base che donare ti mette in relazione con gli altri e con altri qui si intendono persone che conosci o non conosci sparse per tutto il mondo.
    Per quanto riguarda il progetto AMICUS l’idea di usare un blog, secondo me è stata geniale ma forse bisognava che il blog dopo essere stato chiuso doveva aprirsi a tutti, per avere così maggiori informazioni sull’argomento

  • Vittoria87

    Dono , un termine apparentemente così sempice da definire ma in realtà concetto complesso e che racchiude diverse accezioni. DONO come libertà, vincolo, reciprocità, e la lista si allunga. ipersonalmente vedo il dono come il modo più immediato per comunicare, per esprimere ed esternare all’altro ciò che proviamo evitando l’uso delle parole. DOnaRe comporta rischi, non possiamo conoscere a proiri le reazioni dell’altro, ma la gioia nel dovnare un’ora del nostro tempo o un oggetto ad una persona cara supera il timore di non essere contraccambiati.
    E anche nel mondo on -line le persone ogni giorno Donano , Codividono con gli aliti utenti (che di solito sono sconosciuti) file, musica, link, pensieri…quello che mi chiedo è il motivo che spinge al “dono virtuale”….perchè ci aspettiamo di ricevere qualcoa in cambio???o semplicemnete perchè egoisticamente donare ci aiuta a farci semtire meglio???

  • Capriotti sara

    Senza dubbio ad oggi nella stragrande maggioranza dei casi il dono rappresenta un concetto di dare e al contempo ricevere, anche nel qual caso non ci si aspetti nulla in cambio, l’altro soggetto coinvolto si sentirà comunque in dovere di contraccambiare, volente o nolente che sia, per la voglia di farlo o semplicemente per non sentirsi “in debito” .
    Pur essendo nato con un’altra accezione e’ questo il concetto che , nella società in cui ci troviamo, lo definisce meglio..
    Per quanto riguarda internet il discorso e’ leggermente diverso.. a mio parere l ‘ idea del “dono” sul web nasce esattamente in questi termini, chiunque ceda e renda disponibili informazioni e contenuti lo fa con un fine ben preciso, che e’ quello di riceverne altre in cambio.. si può quasi parlare di una forma di baratto, di uno scambio bilaterale o multilaterale, tra soggetti interessati tanto al valore d’uso, quanto al valore dello scambio stesso..
    E’ in tal senso , a mio parere, che parlando di internet il concetto di dono assume un significato più ampio, che non implica tuttavia l’idea del donare per il semplice piacere di farlo..

  • Ho sempre ritenuto che il dono sia uno degli atti più belli e più importanti che conosca. E’ qualcosa di speciale, di magico. L’oggetto del dono è quello di produrre un sentimento di amicizia (o d’amore) tra le due persone interessate. Il gesto di scambiarsi doni a vicenda contribuisce ad infittire le relazioni e i legami e quindi comporta una maggiore coesione sociale. Internet ha potenziato lo scambio, nel senso che ha permesso di connettere moltissime persone e, di conseguenza, sviluppare nuovi legami sociali. Lo scambio reciproco che avviene sul web riguarda contenuti di vario genere, opinioni e anche esperienze. Dunque, il dono rappresenterebbe uno scambio che non si limita al rapporto tra i singoli individui ma si estende ad una relazione più vasta che interessa l’intera società. Il web aziona un movimento di reciproche prestazioni, uno scambio continuo e il meccanismo fiduciario che comporta il dono viene in Rete supportato e amplificato. Credendo che tutto ciò costituisca un’opportunità preziosa che ci deriva dalle nuove tecnologie, mi piace però pensare il dono in modo più tradizionale e classico, cioè come un atto affettivo o d’amore nei confronti di una persona e che quindi implichi uno scambio con una persona che conosco davvero, che ho davanti a me fisicamente e non virtualmente.

  • Antonietta Marrazzo

    Il dono potrebbe inquadrarsi in una prospettiva leviniana: come possibilità di connettersi e di creare un’intelligenza collettiva. O forse, con questo “dono” siamo giunti alla quinta fase della comunicazione non ancora prevista da Inner. Tuttavia, più che sull’accezione e l’etimologia del termine dono, mi soffermerei sulla ricerca svolta per il progetto Amicus. In prima istanza, direi che il numero dei soggetti che hanno partecipato alla ricerca è costituito da un’unità esigua: quindi il campione non può estendersi all’universo, senza dimenticare che si tratta di un campione non eterogeneo. Per sopperire e verificare le ipotesi e le conclusioni a cui si è giunti con la ricerca, era possibile analizzare anche alcune conversazioni o blog inerenti al tema come il sito del Servizio Civile Internazionale. Ed infine, non credo che rendere il blog privato non sia stata una giusta mossa considerando che il blog in quanto tale è uno spazio aperto ed utilizzato per condividere, appunto per “donare” i propri racconti. In queste circostanze, il campione sia stato utilizzato alla stregua dei topolini da laboratorio, eliminando a priori qualsiasi forma di spontanea espressione.

    • Antonietta Marrazzo

      *Innis non Inner, pardon!;)

    • Agostino86

      Vorrei partire, in questa riflessione sul dono al tempo di Internet, da una frase dello scrittore americano David Foster Wallace (1962 – 2008): “A chiunque è stato dato assai, assai sarà ridomandato”. Questa citazione racchiude in sé tutta l’essenza del termine dono e ciò che ne sta alla base. Non è facile, in un mondo in cui la logica di mercato permea ogni aspetto della vita, essere capaci di dare gratuitamente, o accettare quello che ci viene dato gratis. Wallace ne ha parlato in maniera ampia in gran parte delle sue opere, attraverso una lettura della società odierna che si è rivelata geniale e allo stesso tempo incredibilmente profetica. Quella del dono è una pratica fondamentale e salvifica che ha bisogno di un apporto indispensabile: “C’entra invece l’amore”, – scrive Wallace – “La disciplina necessaria a far parlare quella parte di sé capace di amare, anziché quella parte che vuole solo essere amata”.

      L’avvento del Web 2.0 ha dato luce a due concetti fondamentali, quello della condivisione e della partecipazione all’interno di un mondo, che seppur virtuale, vuole essere di tutti. Dalla mera fruizione di contenuti si è passati così a una nuova fase, in cui centrale diventa ora il discorso sull’interattività, sullo scambio gratuito e illimitato di idee, valori, informazioni e contenuti di ogni tipo. La trasmissione orizzontale che si impone chiama a raccolta tutti, favorisce le condizioni affinché ogni individuo, anche quelli intimamente meno propensi al contributo nella vita reale, possano donarsi attraverso le svariate possibilità che il mondo di Internet offre. Dal semplice pulsante “Like” sino alla creazione di un blog personale, il web 2.0 si sta rivelando una tappa importantissima, direi quasi salvifica, nella crescita individuale e collettiva. C’entra senza dubbio l’amore, ha ragione Wallace. E’ un presupposto inevitabile nel dare linfa a quella capacità di donarsi. Internet, in questo senso, si mostra come un terreno fertile in cui coltivare questa fondamentale pratica.

      La condivisione, la partecipazione, il dono sono manifestazioni che danno respiro a una grande tribù, quella del web, che è allo stesso tempo il contenitore di altre mille realtà, tutte con i propri interessi e le proprie relazioni. Ma la cifra che le accomuna è questa unicità che risiede nell’economia del dono.

      Sembra abbastanza paradossale che parole come tribù e web, così distanti tra loro temporalmente, siano oggi indissolubilmente concatenate. Il discorso è molto complesso, ma a mio parere l’economia del dono, oggi possibile nella sua forma più completa grazie a Internet, può costituire effettivamente l’alternativa più calzante a un’economia dominata dalla categoria dello scambio e dalla logica sbilanciata (e quindi non proprio logica) di mercato.
      In questo senso, il dono al tempo di Internet si inserisce nel solco di una riflessione che si può far risalire al pensiero di Debord e dei situazionisti. L’idea di scegliere personalmente il proprio destino, la creazione di situazioni vissute da protagonisti, la rinuncia al ruolo passivo di osservatore, l’aver posto l’accento sul ruolo fondamentale del principio di equivalenza nella società contemporanea, sono tutti aspetti che si possono inserire senza forzature in un discorso di continuità che ha come suo ultimo sviluppo il web 2.0.
      Si pensi al ruolo assunto dalla pratica del potlatch, particolare forma di scambio in cui vi si afferma il prestigio della persona o del gruppo tramite un dono fatto al rivale, fondato sullo sperpero delle proprie risoprse che vengono date senza la certezza, o addirittura, con il desiderio segreto, di non ricevere nulla in cambio. Un concetto già introdotto da Mauss e che i situazionisti hanno fatto proprio, proponendolo come alternativa all’economia di scambio. L’effettiva connesione tra tribù e internet sta nel fatto che i situazionisti credevano che il futuro che sognavano fosse già prefigurato nel nostro passato tribale, attraverso l’abbattimento di mediazioni e barriere espresse, tra gli altri nella pratica del potlatch.

      Il dono al tempo di Internet può allora porsi come lo sviluppo efficace di questa riflessione, raccogliendo con sé le sue migliori componenti, delineando una prospettiva quantomai interessante e perché no, salvifica, per certi versi. Il virtuale non è il reale, certo. Tuttavia, se vissuto con la giusta consapevolezza, può rivelarsi una chiave importante per la riscoperta e la rivalutazione del mondo reale.

      • Anna Cossetta

        caro Agostino, grazie per il tuo contributo che mi sembra molto ricco e denso. Certo che, e qui vorrei rispondere anche a molti altri che hanno affrontato il tema del dono in Internet, la rete ormai è diventata talmente grande e articolata che può ospitare modalità di dono le più diverse. Proprio come nella vita offline, nella quale pratichiamo forme di dono diverse es: il dono un po’ forzoso a un capo noiosetto che va in pensione, dono generalizzato nella raccolta del sangue, dono “naturale” di una madre per suo figlio ecc. anche in rete si assiste a modalità di dono del tutto diverse. Quello che a me premeva sottolineare (credo sia per questo che ho scritto quel libro) è che in rete, benché di certo non tutto sia dono -anzi- si promuova comunque una cultura del dono. Francesco e Eleonora lo hanno scritto molto bene. Anzi, riprenderei proprio le parole di Eleonora: “il dono rappresenterebbe uno scambio che non si limita al rapporto tra i singoli individui ma si estende ad una relazione più vasta che interessa l’intera società. Il web aziona un movimento di reciproche prestazioni, uno scambio continuo e il meccanismo fiduciario che comporta il dono viene in Rete supportato e amplificato”. Se cercheremo di riconoscere di più i doni che facciamo nella nostra vita, forse sarebbe già un primo passo per migliorare la comprensione di questo mondo, tanto dominato dal capitalismo e dalla logica dell’utilità, ma in cui c’è spazio (e speriamo ce ne sia sempre di più) per le relazioni e per quella libertà che caratterizza il dono.

    • Anch’io come te ritengo che in qualche modo il fatto di sapere a priori di essere osservati da parte dei partecipanti all’esperimento abbia in qualche modo potuto falsare i risultati della ricerca. Siamo sicuri che questi soggetti si siano espressi sinceramente all’interno del blog oppure abbiano reso partecipi gli altri solo di quello che ritenevano opportuno?!

    • Anna Cossetta

      cara Antonietta: rispondo brevemente su Amicus: il nostro campione era l’universo. Noi dovevamo studiare quei ragazzi e non il mondo del servizio civili in generale (lo abbiamo fatto in altre sedi, con tecniche molto più vecchio stile come la survey, focus e interviste in profondità). Concordo con la tua affermazione che è se non altro da considerare il fatto che sia stato utilizzato uno strumento come il blog in un’accezione un po’ diversa. leggendo i post però non mi pare che non ci sia stata spontaneità: noi avevamo chiesto una pagina di diario settimanale, autoriflessiva sulla loro esperienza. Ognuno l’ha fatto con il suo stile e le sue modalità, chi iper spontaneo e desideroso di narrare tutto, chi più freddo e concentrato sugli aspetti essenziali. la cosa che mi avete suggerito e che sarebbe molto interessante però riguarda il portare avanti la ricerca, continuare a sentire i ragazzi e sapere cosa ne pensano. Allargare la riflessione, questo sì, al di là delle richieste del committente che ormai sono state soddisfatte.

  • Le critiche ad alcuni aspetti del progetto AMICUS sono

  • Le critiche ad alcuni aspetti del progetto AMICUS sono state già fatte all’incontro quindi non vado oltre.
    Vorrei far notare però che un dono non necessariamente generi e rafforzi un legame. Un dono può essere anche fatto per fini non proprio “buoni”: un dono può essere fatto per troncare una relazione; un dono può essere fatto per scatenare invidia o rabbia negli altri mostrando in un certo senso la propria superiorità. Certo sono casi estremi e infrequenti, ma credo debbano essere anche presi in considerazione in un’analisi sul dono.
    Poi vorrei ribadire, come già fatto a lezione, che secondo me la pratica del file sharing non può essere vista come un qualcosa che “crei legami” e attraverso cui ci si scambia “doni”.
    Nel parlare di file sharing io mi riferisco a quello che viene in mente credo a chiunque senta parlare di questo argomento: pirateria informatica. Uno scambio di materiale protetto da diritti d’autore con sconosciuti.
    Pensando al caso particolare di una delle piattaforme più utilizzate per questo scopo, eMule, è evidente come il fatto di condividere con altri del materiale non sia dovuto ad altruismo ma a motivi puramente utilitaristici: più si condividono risorse, più i tempi di download diminuiscono.
    E non vedo come lo specificare al programma dove prendere i file da condividere possa essere inteso come un dono perchè un soggetto per effettuare tale operazione “si priva” di tempo prezioso. Non ci vogliono ore per fare questo.
    Ancor di più non vedo come una piattaforma simile possa “creare legami”. Io scarico roba da sconosciuti. Altri scaricano roba da me, un perfetto sconosciuto.
    Sicuramente considerando un’accezione più ampia della logica del peer to peer questa non si riduce a tali comportamenti tra l’altro illegali. Molti progetti comunitari sono stati possibili grazie ad essa. Linux e la mole impressionante di software opensource che circola sul web; la stessa Wikipedia, l’enciclopedia virtuale multilingue partecipativa più grande del mondo.
    Per altre attività come il commentare blog, forum, concepisco questa idea del dono. Condivido il fatto che per quanto riguarda la “tensione della perdita”:<>. Mi sento di aggiungere a questo che secondo me se questa tensione viene meno, subentra un altro tipo di tensione: una tensione dovuta al fatto che se qualcuno scrive qualcosa su un blog o su un forum, si aspetta un commento. Una tensione della “risposta”, non saprei come definirla.
    Se una persona scrivesse per sé non aprirebbe o non commenterebbe un blog o un forum o un qualsiasi luogo di condivisione.

  • Giulia Dibiagi

    Il dono..secondo me è qualcosa di importante, che aiuta noi stessi a farci star bene e a sentirci realizzati . Vedere la felicità di una persona che riceve un dono,è un emozione forte, che ci riempie di gioia. La rete permette di facilitare gli scambi e in tal caso, ci aiuta ad avere più libertà di donare qualsiasi cosa: da un semplice consiglio allo scambio di beni. io credo che facilitare questo tipo di rapporti basati sul dono, aiuti a creare una società ricca di legami forti e sinceri.

  • Leggere questo articolo mi ha fatto riflettere sulla condivisione in rete. Intendo la condivisione sia di file, che da 10 anni ha questa parte è letteralmente esplosa, sia la condivisione di esperienze e informazioni. Mi è capitato tantissime volte di trovarmi di fronte a questa nuova forma di scambio nella rete, e fino ad ora la pensavo un meccanismo automatico che si instaurasse tra due utenti. Ma in fondo non riesco a ben capire cosa spinga una persona a fornire GRATUITAMENTE un pò delle proprie competenze. Io stesso ho aiutato certi utenti meno esperti in dei forum, spinto dal solo desiderio di mettere a disposizione di qualcun’altro il mio sapere. Lo stesso fatto di condividere con persone estranee proprie esperienze personali di vita è un fatto interessante, che porta l’utente che condivide, in un certo modo, ad aprirsi col mondo e fare uscire quello che si prova interiormente.

  • Davide Giorgini

    Il dono sul web oggi è un tema che può sembrare passare inosservato, o quasi poco importante, ma non è cosi. Anzi il continuo nascere di social network (come detto nell’articolo) è la testimonianza che il tema è più attuale che mai. Ognuno nei propri network sociali condivide, scambia, relazioni, link, conoscenze e tante altre cose che fanno acquisire al dono una nuova dimensione, che potrebbe definirsi “virtuale”.
    Questa dimensione forse viene ad essere più facilmente adottata, vista la maggiore facilità con cui può essere fatta. Infatti in rete la condivisione, il dono diventano un’azione molto più facile e “spensierata” da fare che sì, viene fatta per essere accolti in un certo senso all’interno di un network di relazioni. Diciamo che questa dimensione del dono permette di creare più facilmente le realzioni, grazie anche alla facilità con cui è facile contraccambiare al dono.

  • Agnese Formica

    Io il dono che preferisco è quello inaspettato, perchè è come se in sè avesse un valore aggiunto. Dalla mia esperienza personale, dato che spesso lavoro nel negozio di fiori di famiglia, posso dire che il dono viene considerato soprattutto come reciprocità..(“Vorrei un pensierino per ricambiare un regalo inaspettato, ma vorrei spendere poco!”)…e come perdita; se naturalmente consideriamo un dono materiale. Se penso invece al mondo di facebook, spesso l’atto del dono, secondo me, viene sminuiti a causa dei numerosi “gift” che sono stati creati…”dona un bacio”, “dona un cuore”, “dona un animale”, che quotidianamente vengono scambiati tra milioni di utenti, ma sinceramente non ne capisco il senso!Forse anche quello è un modo per creare relazioni??Non sarebbe interessante per le aziende entrare a far parte di questo movimento virtuale di doni?Magari creare un’applicazioni con la quale puoi regalare “virtualmente” ad un’amica le scarpe di quella marca che desidera tanto…non potrebbe diventare un’ottima forma di pubblicità (e magari anche di ricerca) per le aziende?

  • Il dono è un tema complesso che offre numerosi spunti di riflessione. Innanzitutto, magari per convenzione morale molti di noi non lo ammettono, il dono non è gratuito ed ha un fine prettamente utilitaristico. L’idea del “dare senza aspettarsi nulla in cambio” non è entrata nella nostra cultura attraverso la religione cristiana? Credo proprio di sì. Quando si dona ci si aspetta qualcosa in cambio, probabilmente non qualcosa che abbia un valore materiale quanto, piuttosto, immateriale: generare o rafforzare legami e relazioni.
    In Rete la logica del dono assume connotazioni particolari: si donano informazioni, notizie, consigli, musica, video , etc. a degli sconosciuti, creando un reticolo di relazioni anonime. Non so darmi una risposta esauriente del perché di tale bisogno, probabilmente ciò che spinge l’essere umano è il continuo bisogno di sentirsi parte di una comunità e Internet è l’ideale, dato che consente di soddisfare la duplice (e contraddittoria) esigenza di avere legami e non avere vincoli.
    Relativamente al progetto AMICUS, invece, se l’obiettivo era “studiare quei ragazzi e non il mondo del servizio civile in generale”, ritengo che analizzare un blog privato dove i ragazzi erano “costretti” a scrivere sapendo di essere osservati non possa considerarsi esauriente ai fini di una ricerca. Ma i ragazzi erano liberi di scrivere “quanto” e “come” volevano… Una libertà fittizia non è libertà.

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  • Juliets2603

    E’ vero ormai si valutano i ritorni anche sui doni. Però non dimentichiamolo: Il dono implica una forte dose di libertà. È vero che c’è l’obbligo di
    restituire, ma modi e tempi non sono rigidi e in ogni caso si tratta di un
    obbligo morale, non perseguibile per legge, né sanzionabile. Il valore reale sta nell’ assenza di certezze per il donatore. Ed è proprio quest’investimento senza garanzie ciò che del dono è realmente nobile. E’ vero, forse ci si attende sempre qualcosa..o si chiede una certezza col dono, o si palesa un sentimento sia di amicizia che di amore..ma quando è spontaneo (ovvero esclusi gli “obblighi”natale, compleanni e ricorrenze varie) intercorre uno spazio tra il dono e il ritorno, un punto interrogativo da interpretare in maniera del tutto personale, un momento che prima o poi diventerà una risposta. Questo spazio è ci su cui rischia il donatore. Uno spazio senza garanzie, spesso un atto di fiducia da aprte del donatore quindi. La risposta arriva per forza: o tramite un altro dono, o tramite un gesto o non ricambiandolo.

  • Domenico Galiano

    Il dono  è un elemento di un sistema di relazioni reciproche e lo scambio di doni è volto principalmente a generare, ribadire, rafforzare legami e relazioni, ma credo  si possano dare al dono altre diverse interpretazioni a seconda del contesto in cui esso viene proposto. Specialmente in rete il dono può avere un significato molto difficile da interpretare e in molti casi si allontana da quella figura capace di rafforzare i legami e relazioni. Sinceramente non credo che lo scambio di file su internet generi in tutti i casi un legame tra gli utenti o comunque rappresenti un dono. Un esempio calzante è stato fatto da Ilario con emule. Credo quindi che anche in internet il dono vada interpretato a seconda del contesto.

  • Elena Benni

    Sicuramente oggi quando si parla
    di dono si fa riferimento tanto al dare quanto al ricevere. Le due cose sono imprescindibili
    tra loro. Una può essere causa o conseguenza dell’altra. Basti pensare ad un
    regalo di compleanno, che può avvenire a seguito di una cena offerta o
    viceversa può causare l’offerta di una cena! Ogni volta che si riceve un dono,
    materiale o meno, ci si sente in obbligo di ricambiare in qualche modo, sia
    solo per dovere o anche per piacere.

    A mio parere nella società di
    oggi, sia on che offline, i doni fatti per il semplice piacere di farlo, son
    diventati molto rari. C’è spesso un fine ben preciso dietro il “donare”, che
    sia un ritorno economico, informativo, materiale o anche solo un sentirsi a
    posto con se stessi. È difficile essere come i fiori, che, come dice una
    canzone: “I fiori sbocciano, e danno tutto quel
    che hanno in libertà, donano non si interessano, di ricompense e tutto quello
    che verrà”.

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