Come i cyberpunk ci hanno avvisato della rivoluzione dei consumatori Apple

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E’ una coincidenza notevole che Steve Jobs sia morto esattamente due decenni dopo che Neil Stephenson abbia completato Snowcrash, probabilmente, l’ultimo grande romanzo cyberpunk. Il lavoro di Stephenson e Jobs esemplifica due visioni alternative della visione delle relazioni umano-tecnologiche nell’era digitale. Snowcrash offre un punto di vista grintoso e distopico di un mondo dove la tecnologia lavora contro il progresso umano tanto quanto lavora per conto di esso. Gli individui forti devono farsi valere contro la schiavitù tecnologica, anche se ironicamente, basandosi proprio sulla tecnologia e sulla loro abilità.

Apple, invece, ci dice che il futuro è adesso, offre dispositivi slick (qualcuno potrebbe dire, sterili). Pur essendo prodotti in serie, questi dispositivi sono tenuti a sostenere la nostra individualità comunicando i nostri standard estetici superiori. Sopra ogni cosa, Apple offre un mondo dove la tecnologia è semplice da usare e richiede poca competenza tecnica. Non abbiamo bisogno di liberarci dalla tecnologia, c’è un app per questo.

                                      

I valori e lo stile sono indissolubilmente legati (come  sosteneva il famoso Marshall McLuhan). Quindi, ovviamente, le differenze tra la visione di Apple del futuro e quella di autori cyberpunk quali Stephenson sono molto più profonde. Il genere cyberpunk ha avuto un atteggiamento critico, antitetico alla missione di Apple di spingere i suoi prodotti nelle mani di quanti più consumatori possibili. L’estetica pulita, rigorosamente minimalista dei dispositivi Apple, rilascia una dichiarazione superficiale circa la natura progressiva della compagnia, mentre l’interfaccia intuitiva ci fa sentire che Apple aveva in mente noi mentre progettava il prodotto, che l’esperienza umana ha un valore. Naturalmente, questo è tutto un trucco. Apple invoca lo stile per “enchant” i suoi prodotti con un alone di mistero e di stupore al tempo stesso deviando domande su come la cosa funzioni davvero (come discusso nel recente “Digital Dialogue” di Nathan Jurgenson e Zeynep Tufekci in occasione della presentazione di iPad). Apple non sta vendendo un prodotto, sta vendendo un’illusione. E per divertirsi (come ho descritto in un recente saggio), si deve sospendere l’incredulità e dare semplicemente fiducia ai “Mac Genius”, così come dobbiamo permettere a noi stessi di credere in un illusionista se vogliamo sperare di godere di uno spettacolo di magia. Così, i valori codificati nei prodotti Apple sono passività e consumismo, è a questo livello in cui ci si allontana maggiormente dal movimento Cyberpunk.

Nel “The Gernsback Continuum“, William Gibson – il miglior autore Cyberpunk mai conosciuto- fa una critica simile al Futurismo/Art Deco del 1930 per il suo ottimismo ingenuo, in cui il presente è una utopia futura mascherata. Gibson sostiene:Gli anni trenta hanno visto la prima generazione di designers industriali americani; fino agli anni trenta tutti i temperamatite hanno visto come temperamatite il vostro meccanismo di base vittoriana, magari con uno svolazzo di motivi ornamentali. Dopo l’avvento dei progettisti, alcuni temperini sembravano assemblati nelle gallerie del vento. Per la maggior parte, il cambiamento è stato solo superficiale, sotto il guscio cromato snello, si può trovare lo stesso meccanismo vittoriano. Che ha avuto pure il suo senso, poichè i progettisti americani di maggior successo erano stati reclutati tra le fila dei designer di teatro di Broadway. Era tutto un palcoscenico, una serie di puntelli elaborati per giocare a vivere nel futuro.

Il consumo popular dei dispositivi elettronici di oggi – guidato da prodotti Apple – ha fatto rivivere questo modello futurista di tecnologia avvolto in una patina fantastica, scambiando cromo e alluminio spazzolato con bachelite e plastica incontaminata. Il parallelo importante tra il temperamatite di Gibson e l’Iphone è che, seppellendo il funzionamento interno dei suoi dispositivi in un case non apribile ed in una interfaccia non modificabile, Apple diminuisce la user agency e promuove l’ingenuità e l’accettazione passiva.

Jobs consegna ai consumatori un futuro pulito e sicuro, nel qui ed ora – un futuro che, paradossalmente, porta inquinamento e sfruttamento di gran parte del resto del mondo – di quella parte che non è tanto fortunata da cadere in questa illusione (un’app parla di questo gioco, che, significativamente, è stata censurata dall’ App Store di Apple). Il problema con questa sorta di feticismo tecno-utopista – come il futurismo degli anni 30 e la compagnia Apple dimostrano – che, vivendo con le nostre teste in un futuro idilliaco, tendiamo ad ignorare, anche se semplicemente sulla carta, i problemi del presente. Detto in termini convenzionali marxisti, potremmo dire che il Futurismo Utopico è una forma di “falsa coscienza”, un’ideologia vivace disconnessa dalle condizioni materiali reali. Il Futurismo è anche, probabilmente, un fenomeno post-moderno, in cui implodono sia il presente che il futuro. Naturalmente, poichè questo futuro non è ancora avvenuto, è un futuro immaginario. Nel tentativo di superare il presente con un futuro immaginario, il Futurismo li nega entrambi, creando una simulazione (presente qua futuro) di una simulazione (futuro immaginario) – ciò che i filosofi chiamano simulacro. Affermando che il futuro è arrivato, il Futurismo nega le reali condizioni del presente così come qualsiasi immaginazione costruttiva del futuro.Anche prima dell’era di Internet, il movimento Cyberpunk ha anticipato le potenzialtà di questa nuova razza di (cyber-) utopismo offrendosi come una sorta di vaccino contro l’esuberanza irrazionale che noi, innegabilmente, abbiamo testimoniato con gli anni 90.Il genere è caratterizzato dal matrimonio tra un profondo interesse (e abbraccio) di tecnologia moderna con il pessimismo riguardante le potenziali conseguenze sociali dell’uso diffuso di questa tecnologia. Lungi dall’essere tecno-evangelisti, gli autori cyberpunk ci mettono in guarda contro un futuro che essi stessi dipingono come inevitabile. La perdita della libertà individuale rappresenta il più delle volte un problema centrale – tuttavia, gli scenari creati dagli autori Cyberpunk tendono a promuovere un concetto di libertà anarchico (al contrario di libertario). Stephenson, in particolare, descrive mondi in cui le istituzioni governative sono diventate inefficaci al regolamento, in modo che le decisioni di vita o di morte siano lasciate ai capricci delle forze di mercato. Alla luce di tali condizioni, Stephenson da dettagli di un mondo con forti contrasti tra coloro che hanno potere e status e coloro lasciati a languire ai margini. In Snowcrash, ad esempio, un ricco magnate di farmaci trascina via decine di migliaia di persone in una catena di enormi zattere per utilizzarli come host viventi per la riproduzione di virus. In tali condizioni di sfruttamento estremo, un’ideologia neoliberista che incoraggi l’espressione personale attraverso dispositivi consumer, come celebrata da Apple, sembra difficilmente plausibile. (Certo, nella Diamond Age di Stephenson, uno dei protagonisti si salva grazie ad un dispositivo di auto-personalizzazione di realtà virtuale, non è un feticcio, funziona perchè gli permette di fare un significativo, seppur indiretto, collegamento con un altro essere umano).

La fedeltà Cyberpunk non è verso la tecnologia stessa, ma verso una cultura che valorizzi la libertà per gli individui. La tecnologia è un mezzo per raggiungere un fine. Tuttavia, sarebbe fuorviante affermare che i personaggi cablati e ben attrezzati utilizzano la tecnologia per la ricerca di liberazione. La tecnologia non è una cosa “neutrale” da consumare quando conviene. Diviene essa stessa un luogo di lotta. Infatti, le tecnologie focali di queste narrazioni sono spesso distruttive o oppressive per la natura. I protagonisti sono in generale gli hacker che devono sovvertire le intenzioni dei creatori della tecnologia, alterando radicalmente la natura della tecnologia stessa e operare in conformità con una serie di valori in competizione. In breve, i protagonisti e gli antagonisti stanno lottando per modellare la tecnologia al fine di soddisfare al meglio obiettivi e valori.

In Snowcrash, ad esempio, Stephenson immagina un ambiente digitale globalmente connesso che per molti aspetti prefigura il moderno Internet, anche se, la scelta di Stephenson di etichettare “the Metaverse” è superiore alla “virtual reality”, soprannome che alla fine ha prevalso nella nostra cultura, perchè il prefisso “meta-” riconosce un legame intrinseco, o di riferimento, al mondo fisico esistente, ai suoi valori e alle sue relazioni prestabilite di potere. Nella storia, il Metaverso è posseduto e controllato dall’allora antagonista, che lo usa come strumento di oppressione. Stephenson immagina un mondo in cui le informazioni digitali possono manipolare e controllare fisicamente il cervello dei programmatori. In questo caso, la lotta per controllare il codice è, letteralmente, una lotta esistenziale.

A differenza del Futurismo, consumer-oriented, il Cyberpunk non è abbastanza. L’ambiente è inquinato da secoli di abusi umani. Le impostazioni offrono un tipo ideale di disordine, l’“augmented reality” si rifa letteralmente alla trasformazione dagli atomi ai bits e  The Diamond Age sintetizza la trasformazione di bits in atomi. I personaggi hanno un rapporto viscerale con la tecnologia, da cui entrambi dipendono e ne sono violati. Tornando nuovamente a The Diamond Age, troviamo sciami di nano-navi che invadono i corpi umani, e persino una guerra all’interno dei corpi. Eppure, allo stesso tempo, queste nano-navi proteggono il loro equipaggio dall’inquinamento esterno. L’immaginazione cyberpunk piega la distinzione formale tra uomo e macchina fino a quando questo non ha un significato pratico. In questo senso potremo chiamare i personaggi Cyberpunk “post umani”. Tuttavia questi personaggi sono ancora carne ed ossa, e pure tanto. Snowcrash ci presenta una razza di cyborg chiamati “gargoyles” che sono gravati da componenti di computer pesanti e occhiali di protezione e che, retrospettivamente, sembrano abbastanza low-tech. Come ho discusso in un saggio precendente, quando gli strumenti sono così evidenti, i limiti (di default) dei nostri corpi rimangono evidenti. Eppure, anche il replicante sintetico di Bladerunner nell’approssimare il corpo umano, deve confrontarsi con i suoi limiti. Non c’è trascendenza utopistica della carne e del sangue. E’ in questo contesto che la violenza gratuita riempie le pagine ed i frames del genere, e li vi trova significato.

Gli autori Cyberpunk in generale, Stephenson in particolare, vedono la tecnologia come un contributo al declino dell’autorità centralizzata, che è a sua volta soppiantata da un mosaico di varie organizzazioni che sono, al contempo, più locali e più globali (cioè glocali) rispetto agli stati tradizionali. La mancanza di un governo centrale produce un ambiente selvaggio di tipo occidentale, dove il pericolo e la violenza sono dilaganti e creano le condizioni per una razza particolarmente maschile di eroi. Questo ricorso maschio-centrico, individualista ruvido è, senza dubbio, lo spot di un movimento debole – un problema iniziato con il voler rimediare alla tecnoscienza femminista. Quando si tratta di comprendere gli individui, questi canali universali alla Ayn Rand (e forse, non abbastanza Michel Foucault) sono abbastanza credibili.

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  • Frost

    però il traduttore cambiatelo.

  • http://www.facebook.com/lauralessandrini Laura Mononoke Alessandrini

    diteci pure le vostre opinioni a riguardo!il blog è uno strumento open source, la condivisione ed il confronto sono sempre utili per la crescita :) scrivete pure a laura.alessandrini@etnografiadigitale.it grazie!

  • Eleonorapozzi

    Di questo articolo mi piacciono gli spunti che offre per poter iniziare conversazioni, aprire discussioni, o semplicemente per prendersi qualche minuto per se stessi, riflettendo sulle implicazioni socio-filosofiche delle azioni quotidiane. Mi piace che si parli di una delle correnti più interessanti del ‘900 insieme a quella dei Situazionisti, il Futurismo, anche se non sono completamente d’accordo con alcune frasi che ho letto nell’articolo. Senza farla troppo lunga, posso dire che è comunque un piacere leggere articoli come questo, ricchi di sostanza.

    • http://www.facebook.com/alessandrogiordano2.0 Alessandro Giordano

      Cara Eleonora ti ringrazio, è il motivo per cui abbiamo condiviso questo lavoro del nostro compagno di ricerca. Continua a seguirci ed inviaci anche tue suggestioni se ne hai voglia. Grazie