Death on Facebook: il lutto perpetuo dei social network

Il Centro Studi Etnografia Digitale ospita un post a cura di Piergiorgio Degli Esposti, Ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Dal Settembre 2009 è membro del “Prosumer Research Group” coordinato dal Prof. George Ritzer – Maryland University  UMD. Alcuni studenti del Centro Studi hanno avuto il piacere e l’onore di conoscere ed interagire con lui in occasione del Digital Ethnography Weekend. L’articolo è tratto da Celebration of Perpetual Mourning on Social Networking Sites, per The Society Pages.

La società contemporanea è la più tecnologicamente mediata che il genere umano abbia mai esperito, ed è facile capire che se è vero l’assunto secondo cui attraverso i digital media, “viviamo in pubblico” è altrettanto vero che come completamento della nostra life timeline muoriamo anche in pubblico, modificando in maniera sostanziale quello che è il rapporto tra vivi e morti ed i meccanismi di celebrazione del lutto. In altre parole se come sostiene Danah Boyd “siamo tutti autori delle nostre biografie digitali”, allora lo siamo anche per i nostri epitaffi.

Lo spazio digitale propone un superamento della dicotomia moderna proposta da Baudrillard tra separazione della città intesa come luogo dei vivi ed il cimitero inteso come luogo dei morti, che devono necessariamente rimanere separati e distanti a legittimazione di un tabù della morte tipico della società occidentale oltre che del cimitero inteso come luogo di segregazione.

Il processo di burocratizzazione della morte e del momento del trapasso messo in atto dalle strutture ospedaliere o le imprese di pompe funebri evidenzia ulteriormente la necessità di tale separazione.

Nei social network, particolarmente in Facebook, il costante aumento dei profili dei defunti pone in maniera forte la questione di come sia possibile la condivisione di uno spazio comune tra vivi e morti e di come le narrazioni della vita quotidiana si intreccino con i meccanismi del ricordo e del lutto.Lo spazio del network può essere così considerato un spazio eterutopico (Foucault) al tempo stesso connesso e sospeso capace di mettere in comunicazione altri spazi rendendo così evanescente lo spazio dei vivi e quello dei così detti defunti.

Il lutto non appare più necessariamente come un processo di elaborazione e superamento del dolore della separazione che attraverso varie fasi (negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione), ma come un continuum dialettico tra il desiderio di ricordare ed il diritto a dimenticare generando un interazione costante tra le digital footprints del defunto e la comunità di coloro che commemorano il ricordo.

Questo continuum non solo pone l’attenzione sul rapporto incanto – disincanto del mondo (postmodernità vs modernità), ma anche su come in strutture burocratiche e gerarchiche, i database di Facebook, emergano spazi di irrazionalità e possibilità di reincanto, che in uno spazio limbico ipotizzano il superamento del tabù della morte attraverso il perpetuarsi di possibilità di commemorazione e di scambio, come i processi di “senso” e di superamento dell’ “osceno” del morire (DeCerteau) reso possibile dalla scrittura.

          

E un’altra cosa ancora:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

Steve Jobs

scarica il lavoro completo: death on fb

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  • Batsceba Hardy

    “Le immagini della morte nella società moderna” di Werner Fuchs

  • gianluca lisi

    Siamo diventati tutti, grazie alla Rete, come le celebrità, la cui morte fisica non coincide con la morte nella mente dell’altro, la celebrità quando muore ha un sussulto di vita nella mente collettiva, assurge, soprattutto se è una figura archetipica, Amy Winehouse è più viva adesso che da viva nella mente di tutti e anche Michael Jackson o Marilyn. Si muore adesso piano piano, forse si svanisce più lentamente. Come gli artisti che vivono dopo la morte nelle loro opere, la presenza sedimentata in Rete di una persona è un’opera di rappresentazione di sé che svanisce lentamente con il suo significato per l’altro. Anche i libri di una libreria hanno tra loro i vivi e i morti. Abbiamo oggi i nostri avatar che ci sopravvivono. Almeno fino a che c’è qualcuno che li potrà riconoscere.

  • Paolo Maffei


    emergano spazi di irrazionalità e possibilità di reincanto, che in uno spazio limbico ipotizzano il superamento del tabù della morte attraverso il perpetuarsi di possibilità di commemorazione e di scambio, come i processi di “senso” e di superamento dell’ “osceno” del morire (DeCerteau) reso possibile dalla scrittura”: molto interessante!

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