Cassa di risonanza o sfera pubblica? Prevedere l’orientamento politico e misurare l’omofilia politica su Twitter usando i Big Data

Cassa di risonanza o sfera pubblica? Prevedere l’orientamento politico e misurare l’omofilia politica su Twitter usando i Big Data

 

Il 19 marzo è uscito un interessante articolo a firma di Adam Arvidsson (Direttore del Centro Studi Etnografia Digitale), Elanor Colleoni e Alessandro Rozza, dal titolo “Cassa di risonanza o sfera pubblica? Prevedere l’orientamento politico e misurare l’omofilia politica su Twitter usando i Big Data”, che potete trovare a questo link.

Il concetto di omofilia, nonostante sembri una brutta parola, è in realtà la tendenza sociale che porta i simili a stare con i propri simili. In questo lavoro gli autori applicano il concetto di omofilia all’analisi dei network politici su Twitter: utilizzando una combinazione di machine learning e social network analysis ha classificato gli utenti come democratici o repubblicani sulla base del contenuto politico condiviso, analizzando sia le reti di legami reciproci, sia le reti di legami non reciproci. In questo modo, hanno riscontrato che le strutture di omofilia politica differiscono fortemente fra democratici e repubblicani: in generale, i democratici presentano livelli più elevati di omofilia politica, mentre i repubblicani che seguono gli account ufficiali dei candidati presentano livelli di omofilia ancora più elevati. Inoltre, i livelli di omofilia tendono ad essere più alti nelle reti di follower reciproci rispetto a quelle di follower non reciproci.
Tutti questi dati, che potete trovare con maggiore completezza all’interno del lavoro di Arvidsson, Colleoni e Rozza, mi suggeriscono alcuni interessanti spunti di riflessione.

In principio fu il circolo politico di paese, in cui i tesserati sostavano tra un bicchiere di vino e l’altro, chiacchierando del più e del meno. La politica diventava il luogo, una bandiera sotto la quale riconoscere e farsi riconoscere. L’omofilia era al grado massimo, in quel caso: pensiamo ad un democristiano nella sede del Partito Comunista, neanche un caffè avrebbe potuto prendere.

Similis cum similibus, dicevano i latini, dimostrando anche questa volta una sensibilità veggente e notevole lungimiranza. Dalla politica al calcio, il nostro è sempre stato un Paese di divisioni, di lotte, di fazioni: i governi di larghe intese, da noi, non sono mai durati quanto quelli di forte connotazione partitica. Il centro del dibattito politico è divenuto pian piano lo scontro, allontanandosi dal contenuto; determinare un’appartenenza, anche in maniera spesso violenta, genera un rifiuto totale al dialogo con l’avversario: ecco l’omofilia. E oggi, che non ci sono più i circoli (e quei pochi che ancora resistono sono vuoti) il bicchiere di vino lo beviamo davanti al computer, interfaccia tra noi e i palazzi della politica. Ed è lì, nei network sociali, che troviamo gente come noi, con la voglia di discutere e di scontrarsi; i nostri compagni o avversari sono oggi, grazie anche al web, mediamente più informati di quelli che erano i nostri amici tesserati. Finisce così che il focus torna ad essere il contenuto, riuscendo però a convivere con lo scontro.

L’omofilia social tende a radicare maggiormente le nostre convinzioni, in quanto non più pretesto di socialità come un tempo: è essa stessa socialità. E’ il luogo fisico di un tempo, quel circolo che era ombelico della vita politica di paese, a dissolversi nella rete. L’omofilia resta, finendo per coagulare utenti (non più, o forse non ancora, elettori) attorno agli account ufficiali dei candidati, sostituti oggi dei segretari di circolo, che erano sempre pronti ad ascoltare, offrire un caffè e, ovviamente, suggerire come votare.

E voi cosa ne pensate? Nei vostri dibattiti politici quotidiani tendete all’omofilia o preferite confrontarvi con chi non la pensa come voi?

 

Articolo di Andrea Bertolucci (@ilbertolucci)

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