I Big Data e l’estetica delle relazioni

I Big Data e l’estetica delle relazioni

 

Le relazioni umane, talvolta, sono eleganti. Anche quelle apparentemente più lontane, quelle più fredde, quelle più mediate (nel senso che fra i due, o più, soggetti s’interpone un media) possono contenere una loro estetica.

 

Quando pensiamo ai dati, di qualunque natura essi siano, la nostra rappresentazione è per lo più virtuale. Consideriamo i dati come soggetti che attraversano le nostre vite e le nostre relazioni in maniera fluida, le affiancano, le coadiuvano, talvolta le fagocitano. Raramente capita di osservare come la presenza dei nuovi canali di comunicazioni abbia finito per far coincidere i dati sulle relazioni, con le relazioni stesse.

Se siete interessati ai Big Data e all’estetica delle relazioni (o anche solo ad uno dei due temi) consiglio la lettura di un articolo che porta il nome di Measuring Large-Scale Social Networks with High Resolution e che potete trovare a questo link.

 

Questo scritto racconta lo sviluppo di uno studio, il Copenhagen Network Study, progettato per misurare le interazioni umane attraverso una varietà di canali di comunicazione, con alta risoluzione temporale ed estensione di più anni. In particolare, sono stati raccolti i dati delle interazioni face to face, di quelle telefoniche, dei Social Network, delle geolocalizzazioni e informazioni di base (ad esempio dati su personalità, demografia, salute, politica) per una popolazione densamente connessa di mille persone, utilizzando gli smartphones come se fossero dei sensori sociali.

 

Questo articolo fornisce una panoramica dei relativi lavori e spiega le motivazioni che hanno portato ad intraprendere questo studio. Inoltre, descrive i tipi di dati misurati e l’infrastruttura tecnica sia in termini di backend che di software telefonici, nonché fornisce una descrizione delle procedure di distribuzione e di quelle svolte a tutela della privacy dei partecipanti. Il documento si conclude poi con i primi risultati di analisi dei dati, illustrando l’importanza di approccio multi-canale ad alta risoluzione per la raccolta dei dati. I risultati presentati in questo documento rivelano infatti chiaramente che un singolo flusso di dati raramente riesce a fornire un quadro completo delle interazioni umane o dei comportamenti. Allo stesso tempo però, la creazione di studi più ampi, sia in termini di numero di partecipanti, di durata, di canali osservati e di risoluzione, diventerebbe troppo dispendiosa.

E’ importante sottolineare come il Copenhagen Networks Study sia appena all’inizio: l’intento è infatti quello di svilupparsi nell’arco di alcuni anni, alimentando e migliorando gli aspetti che oggi frenano la raccolta e l’analisi dei dati. Tuttavia, per il momento, possiamo accontentarci: questo primo studio già fornisce un’utilissima panoramica e un ottimo punto di partenza per ragionare sull’impiego dei Big Data in relazione alla Network Analysis e su quanto belle siano le relazioni umane, almeno sulla carta.

 

Articolo di Andrea Bertolucci (@ilbertolucci)

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