Falsi follower, benefici reali?

Falsi follower, benefici reali?

Neanche un mese è passato da quando Gilad Lotan ha pubblicato un articolo molto condiviso e discusso dal titolo (Fake) friends with (Real) benefits, ovvero amici falsi con benefici reali. Si tratta, di fatto, di un esperimento sull’acquisto di falsi follower di Twitter: Lotan ha infatti notato (e documentato, in quanto data scientist, con un’analisi) come l’acquisto di un pacchetto preconfezionato di alcune migliaia di follower finisca per avere benefici reali sulla presenza online. Ciò avviene ad opera di diversi fattori: uno è l’aumento del Klout Score, che porta ad un migliore posizionamento su alcuni motori di ricerca, per esempio Bing, che collabora direttamente con Klout. Un altro fattore, secondo Lotan, potrebbe essere quello della popolarità: se un utente capita casualmente su un profilo molto seguito, ci sono più probabilità che lo inizi a seguire.

 

I falsi follower portano a benefici reali secondo l'analisi di Lotan
La rete dei follower di Lotan, dopo l’esperimento.

 

Lo sanno bene alcune aziende o anche singoli utenti che provvedono periodicamente a farsi iniettare dosi di follower: la reputazione in rete oggi è tutto. Quello che ancora, però, si fatica a comprendere è come, dal marketing al self-branding, toccando tutti i settori pubblici e privati, la reputazione online sia qualcosa che va a completare, a volte rafforzare,  quella offline: un giudizio che nasce in rete, è difficile si fermi lì. Al contrario, va alimentato, seguito, consolidato. L’errore è pensare che si tratti di un punto d’arrivo, piuttosto che di un punto di partenza: del resto, cosa c’è di più fluido e mutevole di un’opinione?

Un aspetto centrale che Lotan non ha considerato nella sua analisi è il tempo. Non quello meteorologico, s’intende. Il tempo come opportunità di fidelizzazione, esattamente come in un rapporto tra brand e cliente. La scelta di seguire quel determinato profilo e non un altro (o anche entrambi, sia chiaro) è dettata dai fattori più disparati: uno su tutti, l’abbiamo detto poco fa, la popolarità. Sui Social è facile confondere la popolarità con la credibilità, benché quest’ultima comporti un merito, a differenza della precedente. L’acquisto di falsi follower regala popolarità, che a sua volta genera una credibilità indotta. La credibilità indotta è nient’altro che un’opportunità, ancora da cogliere.
E’ in questo passaggio determinante che l’azienda (o l’utente) devono dimostrare aderenza tra popolarità e credibilità, e hanno un solo modo per farlo: riportare il baricentro sul contenuto.
L’acquisto di follower e il celodurismo che ne consegue, vengono così superati: sono serviti soltanto (e in questo sì, Lotan ha ragione) ad innescare un meccanismo autogenerativo, che ha finito per alimentare ulteriormente l’annosa contrapposizione tra quantità e qualità e, allo stesso tempo, ristabilire la superiorità assoluta di quest’ultima. Per fortuna, aggiungo io.

 

Articolo di Andrea Bertolucci (@ilbertolucci)

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