Twitter e supereroi dei fumetti: quale composizione di genere della fanbase?

Twitter e supereroi dei fumetti: quale composizione di genere della fanbase

 

Qual è la composizione di genere della base fan dei supereroi dei fumetti Marvel e DC? Ve lo siete mai chiesti?

Noi sì, e tramite un’indagine Twitter, che utilizza una metodologia innovativa sviluppata ad hoc, abbiamo scoperto che è Marvel la casa editrice che aggrega la fanbase con più alta percentuale di donne (36,5%). Marvel sembra essere ben consapevole di questo dato sociologico, in quanto sta cercando di produrre storie differenti per accontentare una fanbase sempre più eterogenea e numerosa.

Ma non vado oltre, la smetto con lo spoiler e vi lascio alla lettura dell’articolo completo.

Scenario: supereroi, genere ed etnicità

Chiunque abbia posato uno sguardo anche solo superficiale sulla cultura pop contemporanea non può che rendersi conto dell’esplosione dell’epica supereroistica: a partire dai primi anni 2000, il mercato dei prodotti culturali è stato letteralmente invaso dalle narrazioni prodotte dai ‘comics’ statunitensi. Questo fenomeno è stato talmente pervasivo da far parlare di un vero e proprio mainstreaming della ‘geek culture’, una crescita esponenziale della fanbase legata a Spiderman, Superman, X-Men e colleghi: ciò che prima era un prodotto di nicchia, ‘tarato’ su una demografica composta da maschi bianchi, statunitensi, adolescenti o postadolescenti oggi si trova a fare i conti con un mercato incredibilmente più vasto e sfaccettato.

Le nuove prospettive prodotte dal mainstreaming rimangono sostanzialmente inutilizzate fino a questi ultimi mesi, quando una serie di autori arruolata da DC e Marvel, le due major del fumetto statunitense, si incarica di ‘diversificare’ l’offerta culturale dei due giganti dell’intrattenimento. In sostanza fra il 2014 ed il 2015 si arriva all’introduzione di un nuovo Spiderman afro-ispano-americano, alla sostituzione di Thor con un personaggio femminile, ad una nuova attenzione su personaggi femminili ‘minori’ quali, ad esempio Batgirl o Harley Quinn. Per quanto si tratti di un fenomeno trasversale alle major del fumetto è Marvel la compagnia che più investe su questa nuova strategia, lanciando nuove testate con protagonisti femminili ed in parte erodendo il tradizionale machismo dell’universo supereroistico. La direzione in cui ci si va muovendo non vede più donne o ‘minorities’ come oggetti narrativi di secondo piano, comprimari o veri e propri soprammobili in storie dedicate ad altri, ma protagonisti di primo piano.

Un caso esemplare della strategia Marvel è il revamp di Ms. Marvel in cui sarà una ragazzina sedicenne pakistana a vestire i panni della protagonista della serie; al di là del contributo artistico portato dalla scrittura di qualità di Wilson1, il valore della serie è evidente sul mercato, Ms. Marvel vende bene, soprattutto in formato digitale e, per di più, diventa un icona culturale in brevissimo tempo.

Va detto che la diversificazione dell’universo supereroistico è un processo contrastato e conflittuale, l’introduzione di un nuovo Spiderman multi-razziale e, soprattutto il focus artistico su personaggi femminili innescano le ire della componente più reazionaria del fandom supereroistico, per questo rischiano di ripetersi le dinamiche viste al lavoro nel gamergate. Tuttavia, accade che le ruminazioni misogine non diventano virali, ma si manifesta invece una certa resistenza: si può dire che la strategia di diversificazione goda di un certo consenso nella fanbase. Proprio perché stiamo parlando di una corazzata multi miliardaria e di un corpus narrativo di portata globale diventa quindi prioritario capire il perché di una strategia narrativa che, oggi, rivolta l’universo supereroistico in una direzione di maggiore inclusività.

Metodologia e base dati

Per comprendere le ragioni di questa trasformazione è possibile affidarsi alla ricognizione dei followers su Twitter delle varie case di produzione, cercando di comprendere come sia distribuito il genere dei fan. Per procurarci i dati ci affidiamo a Python e alla API di Twitter, quindi selezioniamo sei compagnie fra cui le due Major, Marvel e DC e quattro competitor: Dark Horse, Vertigo2, Image, Avatar ed Oni press e per ciascuna di queste campioniamo 15.000 profili di followers completi di username3.
Una volta effettuati questi passi, le cose si fanno leggermente più complicate in quanto Twitter non riporta ne rileva il genere degli iscritti. Tuttavia, è possibile aggirare questo limite utilizzando un algoritmo in grado di riconoscere il genere degli utenti a partire dal nome proprio. Tutti gli utenti dotati di un nickname impossibile da associare ad un identità maschile e femminile verranno scartati.

I valori restituiti dall’elaborazione dei nickname delineano un risultato piuttosto netto.

 

 

 

Infatti, Marvel con il 36.5% di fan donne stacca di otto punti il principale competitor, DC per quanto riguarda la diversità di genere, Dark Horse, la più grande fra le indipendenti ha un profilo non dissimile da quello di DC; per quanto riguarda le case di produzione minori la proporzione di fan donne è sensibilmente più bassa: Vertigo ha la percentuale più alta con il 23%. Guardando brevemente alla presenza su Twitter dei prodotti cinematorgrafici delle major del fumetto i risultati confermano sostanzialmente l’analisi precedente: i profili ufficiali di Avengers e X Men hanno, rispettivamente il 38% ed il 36% di fan donne mentre il profilo del film DC di prossima uscita ‘Batman vs Superman’ ha solo il 22% di fan donne.

Ci troviamo di fronte ad una strategia che non solo in termini di vendite ma in termini di rinnovamento del fanbase porta benefici notevoli: Marvel produce storie differenti poiché ha una fanbase diversificata a cui rendere conto.
Le ragioni di questa convergenza sono molteplici. Indubbiamente esiste una sensibilità collettiva nei confronti della diversità che produce una domanda di narrativa, tuttavia è osservando al lato cinematografico del patrimonio narrativo Marvel che si coglie un fattore fondamentale: nel periodo 2000-2015 contando tutti i film a tema supereroistico è possibile notare che Marvel produce poco meno della metà di tutte le pellicole4, con un’accelerazione notevole della produzione dopo l’acquisizione da parte di Disney.

 

 

Un’indagine Twitter sulla composizione di genere della fanbase di Marvel, DC, Dark Horse, Vertigo, Oni, Image

 

Il volume della strategia giocata da Marvel è ancora più evidente se consideriamo gli incassi al botteghino: la Major porta a casa i quasi due terzi dei ricavi complessivi.

Conclusioni

Diviene chiaro che Marvel sta perseguendo una strategia precisa in cui il veicolo cinematografico funge da cardine per allargare la propria fanbase, non solo su scala globale ma anche in demografiche completamente differenti, includendo sia donne che minoranze etniche; DC che è una sussidiaria di Time Warner sembra perseguire la medesima strada ma con minore dispiegamento di mezzi e convinzione. Siamo indubbiamente di fronte a strategie culturali giocate da megacorporations su di uno scacchiere planetario, per questo, pur senza considerarne il contenuto in termini di giustizia sociale, diventa importante un episodio come il lancio di Ms. Marvel poiché se il mercato è effettivamente planetario e i Vendicatori possono diventare un prodotto culturale disponibile a uomini e donne di cultura anglosassone sud-europea o, putacaso, pakistana può diventare molto sensato investire in un icona culturale capace di fare da ‘ambasciatore’, stessa cosa può valere per le demografiche femminili o GLBTQ.

Ciò che stiamo osservando è una componente specifica del mainstreaming della cultura geek, ciò che prima era proprietà ossessiva ed esclusiva di una fanbase culturalmente e demograficamente omogenea oggi viene riletto e reinterpretato da un pubblico più vasto ed ampio, paradossalmente – ma nemmeno troppo visto quanto detto prima – si tratta di un qualcosa in cui i giganti dell’intrattenimento sono, almeno da un punto di vista strettamente quantitativo, in vantaggio, ma è indubbio che nel 2015 il fandom dei comics sia uscito, una volta per tutte dalla ‘man-cave’ in cui era rintanato da decenni.

Articolo di Guido Anselmi (@novemillimetri)

Note
1.Significativamente uno dei pochissimi autori donna – si stima siano circa il 10% – e per di più musulmana
2.Vertigo è tecnicamente parte di DC, tuttavia da tempo segue una linea editoriale completamente indipendente
3.Si tratta di profili da milioni di followers il che rende difficoltoso il recupero di tutti gli account, quindicimila utenti rappresentano un compromesso necessario fra rappresentatività del campione e tempo macchina necessario a recuperare i profili utente
4.Escludendo le produzioni originali, ossia quei film di supereroi che non hanno un rapporto di filiazione diretto con una proprietà intellettuale preesistente, Marvel produce poco meno dei tre quarti dell’intero genere cinematografico
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