Attentati di Parigi: narrative di una strage

Attentati di Parigi: narrative di una strage

Il 13 Novembre 2015 i cittadini di Parigi sono stati vittime di una serie di attacchi terroristici rivendicati dall’ISIS. I vari gruppi, composti complessivamente da almeno 10 persone, hanno colpito in maniera simultanea diversi punti della città. Non sono stati colpiti obiettivi politici o militari come ambasciate, palazzi governativi o caserme. Gli attacchi sono stati pianificati contro luoghi pubblici vissuti da cittadini comuni, come un concerto presso il Teatro Bataclan, due ristoranti, un fast food e lo stadio dove la nazionale di calcio francese stava giocando una partita di qualificazione agli europei. La notizia degli attacchi è stata immediatamente rilanciata dalle testate giornalistiche di tutto il mondo.

Naturalmente anche i social media hanno giocato un ruolo rilevante nella narrazione collettiva di questo tragico evento. Durante i primi momenti le persone che si trovavano nella capitale francese hanno utilizzato i social media come mezzo attraverso il quale geolocalizzarsi o/e comunicare la propria posizione per far sapere alla propria cerchia di amici di essere al sicuro. Facebook dopo poche ore ha implementato la funzione “Facebook Safety Check in Paris”.

Parigi come narrativa di una strage

Vladimir Propp, linguista e uno studioso di folklore, ha utilizzato l’approccio del formalismo russo per lo studio della struttura narrativa delle fiabe popolari. In Morfologia della Fiaba, pubblicato nel 1928 Propp afferma che esiste una struttura narrativa, più o meno fissa, comune alle fiabe della tradizione popolare russa e individua 31 funzioni e 7 personaggi tipo. Le funzioni, costanti e stabili, sono le unità fondamentali della fiaba e sono identificate in base al significato che l’agire del personaggio assume all’interno della storia indipendentemente dalle caratteristiche del personaggio e dal modo di esecuzione. La successione di queste funzioni è costante ma non tutte le fiabe contengono tutte le 31 funzioni.

L’obiettivo non è quello di presentare uno studio scientifico sull’utilizzo dei social media durante gli attacchi terroristici ma, piuttosto, proporre una riflessione sulle diverse narrative dell’evento di Parigi attraverso l’approccio elaborato da Propp. Le informazioni condivise attraverso i social media possono essere considerate come elementi di un racconto collettivo, dove diverse narrazioni, interagendo tra loro, concorrono a creare un’unica storia. L’interazione tra le narrazioni diventa l’unità narrativa che determina lo sviluppo dell’intera storia. Tale riflessione è basata su un singolo caso e quindi non è certo possibile individuare delle tipologie stabili e costanti, ma possiamo provare comunque a tracciarne i confini.

(Per supportare tale riflessione sono state utilizzate screenshot di post Facebook, tweet e articoli online a scopo esemplificativo.)

Narrazione 1 – L’attacco, l’evento scatenante, l’inizio della narrazione: Questi sono i primi momenti in cui si apprende dell’attacco. Coloro i quali erano in città in quelle ore iniziano a condividere i post con la propria posizione o comunicando di essere al sicuro. Facebook lancia Safety Check in Paris e le testate giornalistiche internazionali iniziano a condividono le prime immagini e i primi video.

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Narrazione 2 – L’evento svela la sua portata: Iniziano a circolare le prime immagini e i video amatoriali di cosa sta accedendo. Un racconto dall’interno che mostra, svela la realtà. Un racconto che narra il cambiamento della routine.
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Narrazione 3 – Il sostegno emotivo: Istituzioni, persone comuni e personaggi famosi sostengono la città di Parigi. Nasce l’hashtag #prayforparis e il logo della pace con la Toure Eiffel disegnata al suo interno diventa il simbolo di vicinanza e sostengo alla città di Parigi.

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Narrazione 4 – Una consapevolezza razionale: Dopo le prime ore vengono prodotte le prime analisi su ciò che è accaduto. Ci si focalizza sul rapporto tra religione e terrorismo. Si cerca di comprendere chi sono i terroristi, qual è la loro cultura, da dove provengono. Nascono numerose riflessioni sull’Islam e sui rapporti con l’Europa.

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Narrazione 5 – Una conoscenza alternativa: Nasce in risposta ai primi articoli e ai primi commenti sull’Islam una nuova narrazione. Questa narrazione si propone di diffondere una visione alternativa e autentica del mondo islamico contrapponendosi al discorso mainstream (narrazione 4).

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Narrazione 6 – L’ipocrisia: Questa narrazione nasce e si sviluppa in contrapposizione all’ondata di sostegno nei confronti della città di Parigi (narrazione 3). Si critica la presunta ipocrisia dei cittadini europei che piangono le vittime degli attacchi francesi ma dimenticano i morti di tutte le altre guerre nel mondo.

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Narrazione 7 – L’empatia culturale: In risposta sull’ipocrisia dell’Europa (narrazione 6) si sviluppa una nuova contro-narrazione che giustifica i sentimenti di cordoglio verso le vittime di Parigi e non verso le vittime di tutte le guerre o attacchi terroristici in virtù di una vicinanza culturale.

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Narrazione 8 – La risposta delle armi: Questa narrazione viene prodotta a ridosso degli attentati dagli organi di stampa internazionali ma sembra emergere soltanto quando le altre perdono di intensità. Questo racconto viene alimentato dalle informazioni che mostrano le operazioni dell’esercito francese contro le milizie dell’ISIS in Medio Oriente.

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Conclusioni

In conclusione secondo l’approccio elaborato da Propp le funzioni seguono un ordine stabilito e servono a scandire i tempi della narrazione. Questo accade anche per le tipologie di narrazioni identificate. La sequenza con la quale sono state descritte corrisponde all’ordine temporale con la quale sono emerse nella rete (non per la narrazione 8 che viene prodotta pochi giorni dopo gli attentati). Tale ordine, però, non può assolutamente essere considerato come un canovaccio rigido. Questo perché il flusso di informazioni che determina la vita delle tipologie narrative non si arresta quando ne emerge una nuova.

Possiamo quindi considerare queste tipologie come uno sciame di informazioni e relazioni che si modellano costantemente. Quello che sembra emergere è una struttura narrativa definita da tali tipologie che, instaurano tra loro relazioni collaborative o antagoniste, si costituiscono come unità fondamentali e concorrono tutte insieme alla creazione di un racconto collettivo.

Articolo di Vincenzo Luise @vinceluise

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